Il Tandem Strugatski/Tarkovskij

Oggi, 19 anni fa, moriva Arkadij, il maggiore dei fratelli Strugatski (o Strugatsky, Strugatskiy, Strugatskii, denuncio una mancanza di standard nella traslitterazione, facciamo così: Стругацкий). Celebri fratelli terribili della science-fiction russa ma anche mondiale, molte delle loro opere sono state pubblicate in Italia (c’è stata anche una collana dedicata esclusivamente alla fantascienza russa: altri tempi!), ma il loro momento di successo è corrisposto con l’uscita nelle sale cinematografiche di un capolavoro di Andrej Arsen'evič Tarkovskij (Tarkovsky, Тарковский o come volete), ovvero Stalker, nel 1979.
Questo film sui generis (alla fine classificato d’autore più che di fantascienza) è tratto da Pic nic sul ciglio della strada, romanzo dei fratelli Strugatski, uscito nel 1972.
Soggetto (e concetto) principale del romanzo (e del film) sono le “Zone”, luoghi visitati nel passato da alieni in cui le tracce vanno molto al di là di semplici manufatti: infatti in queste zone avvengono cose al limite delle leggi fisiche. Ma la cosa che attrae un po’ tutti è il fatto al loro interno si trovano delle sfere (o delle stanze, nel film) che “esaudiscono tutti i desideri”.
Ovviamente le Zone sono isolate dai militari perché “pericolose”, ma esiste un modo illegale per entrarvi: delle guide chiamate appunto Stalker.
Ora, non è mia intenzione raccontare la trama, mi serviva soltanto un accenno. La mia riflessione vorrebbe indagare il complicato rapporto tra opera letteraria e cinematografica. Lasciando da parte le libere interpretazioni (perché secondo me non trattasi di vere trasposizioni), paradossalmente il cinema sembra soffrire di alcuni svantaggi rispetto al libro. Vengono meno certe riflessioni dei personaggi, alcuni concetti vengono semplificati a vantaggio dell’azione, i finali troppo spesso seguono dei cliches, così come le vicende e i personaggi stessi. Ci sono alcune eccezioni (basta citare Blade Runner), ma in questi casi il regista sopperisce le riflessioni e i concetti così bene sviscerati nel romanzo grazie all’atmosfera e a un certo comportamento dei personaggi (il caso di Blade Runner è emblematico, la versione Director’s Cut che manca della voce del narratore, risulta di maggiore impatto, come dire che un escamotage cinematografico risulta inutile e questo perché le immagini sono più esplicative).
Che dire del binomio Pic nic sul ciglio della strada/Stalker? Abbiamo da un lato un romanzo conosciuto, ma non capillarmente come dovrebbe, dall’altro un film, almeno tra gli amanti del cinema d’autore, celeberrimo. In effetti, la pellicola aggiunge alcuni aspetti che nel libro non ci sono o sono solo accennati, la “Zona” sembra più qualcosa di interiore che alieno, e il concetto faustiano del desiderio è più in evidenza. Il finale è aperto e diverso dal libro, sembra che la figlia di uno dei personaggi abbia acquisito poteri paranormali e, in generale, l’atmosfera è greve e la suspense è il sentimento predominante.
Nonostante tutto, la “sospensione” tanto desiderata (e decisamente ottenuta da Tarkovskij) rischia di sfociare in una vaghezza indefinita e nel libro i concetti sono tutti molto più chiari. Ecco che si profila uno dei tanti casi in cui uno non è meglio dell’altro, ma bisognerebbe vederli in rigoroso ordine (primo romanzo, poi film), e apprezzare appieno il tandem delle due opere, un nuovo aspetto che non appartiene esclusivamente all’uno o all’altro, ma a entrambi.
ps: Boris (il fratello minore) è ancora vivo!

Archivio