Intervista a Danilo Arona: Idee, contaminazioni e il futuro della letteratura

Ciao Danilo, è un onore averti ospite sul blog di Kipple. Sei un autore molto prolifico e molto ben noto, specialmente nell'ambito della letteratura italiana horror. Cosa ti ha spinto a diventare scrittore? Ti va di raccontarci un po' la tua storia?

In breve, occorre ricordare che io provengo dalla saggistica. Ho iniziato a pubblicare nel '78 (sono un Grande Anziano, lo so...) articoli e libri sul cinema fantastico. Allora, come oggi, mi vedevo un film al giorno, se possibile. Al che, a furia di assimilare storie provenienti dallo schermo, mi veniva la voglia di “modificarle”, all'insegna della più sciocca delle tentazioni, quella che recita. “se questa storia l'avessi scritta io, sarebbe stato meglio”. Eh, è cominciata così. Dapprima per gioco con piccole storie per minuscole realtà tipo la fanzine Kronos di Preganziol, diretta da un indomito pioniere che si chiama Piero Giorgi, e poi con romanzi veri e propri ad ambientazione basso-piemontese con editori locali (La penombra del gufo e Un brivido sulla Schiena del Drago). Poi è stato un crescendo tra alti, bassi, anni sabbatici e nomadismo editoriale. Perché tendenzialmente sono un inquieto e così dev'essere, credi, per produrre materiale realmente inquietante. Ho i miei fan, tanti e graditissimi, e i miei detrattori, qualcuno. Purtroppo il tempo è trascorso con troppa velocità. E mi ritrovo nel 2014 con più di quaranta libi all'attivo e 64 anni da compiere nei quali non mi riconosco affatto. Età percepita, 40 al massimo...

Ti andrebbe di descriverci il tuo processo di scrittura? Come nascono le tue idee e come arrivano sul foglio?

Le mie migliori idee provengono dalla cronaca. Se uno la sa leggere all'insegna della catalogazione alla Charles Fort, gli spunti sono veramente tanti e fecondi. Parto da un fatto di cronaca (ad esempio, l'investimento notturno di Melissa sull'autostrada Bologna-Padova nel dicembre '99) e da lì descrivo e costruisco, in un meccanismo di scatole cinesi, le “onde di ritorno” del pilot traumatico. Scrivo quando posso, rubando tempo al lavoro e alle pause del nutrimento. Non faccio schemi o piani di scrittura. In questo sono totalmente e piacevolmente anarchico. Butto giù, che so, 50 cartelle al volo e inizio a editare, 5-6 o più volte. In questo processo “vedo” le sottotrame, i personaggi secondari, le soluzioni agli snodi narrativi un po' difficili. Quando scrivo, mi immagino dentro una sala cinematografica dove qualcuno sta proiettando il mio film. E, come quando sei al cinema dinanzi a un film “non telefonato”, che tu lo voglia o meno, la mente tenta di anticipare quel che sarà da lì a poco. Ecco, quando produco, la condizione mentale è analoga. E l'inconscio, presumo, lavora da par suo.

Ti andrebbe di parlarci delle opere tue che più ti stanno a cuore?

Beh, sono tutti figli miei. Ma per intenzione e per intensità sofferta la palma sul podio d'onore va a L'estate di Montebuio, dove mi sono veramente messo a nudo. Non che il biografismo debba per forza entrare nel processo produttivo (è quasi sempre un atto di assoluta e stolta presunzione), però io ho avuto un'adolescenza sul serio interessante dal punto di vista “fantasmatico”. E il privilegio di poterne scrivere ha riesumato fantasmi generazionali che sono patrimonio universale. La ricaduta nei primi anni Sessanta di eventi shock (crisi di Cuba, morte di Marilyn, l'attentato a JFK...) unita all'avvento di autori e tendenze che stavano scardinando letteratura e cinema d'impianto tradizionale, in grado di saldarsi con la risalita delle pulsioni di una generazione nata a ridosso degli anni Cinquanta è un incrocio tematico e formale di straordinaria rarità e di “mostruosa” complessità. Le vere Cose dall'Altro Mondo provengono da un alveo generazionale cui ho la fortuna di appartenere, con ovvia benedizione di Padri Fondatori che alla rinfusa chiamansi Lovecraft, Poe,.Bradbury, Ballard, Matheson... Ma non voglio cadere nella trappola degli elenchi. A L'estate di Montebuio aggiungo Malapunta perché nel mix intenzionale di generi popolari ho raccontato la mia storia d'amore con la donna che resiste ancora al mio fianco, mia moglie Fabiana.

Sei un autore che non teme di osare, cercando anche di esprimere nei proprio romanzi idee complesse, come nel caso di Malapunta, un romanzo che unisce elementi horror ad altri che potremmo definire fantascientifici. La fantascienza in Italia non se la cava benissimo. Credi che la contaminazione fra i vari generi del fantastico potrebbe iniettare nuova linfa vitale anche nella Sci-Fi nostrana?

Credo che questa contaminazione in parte stia già avvenendo. Dario Tonani e Caleb Battiago mi sembrano maestri nell'arte del contaminare. Però una delle anime della fantascienza, anche storica, è appunto una sottotraccia horror dalla quale è spesso impossibile affrancarsi. Pensa all'ineludibile modello di Who Goes There? di John W. Campbell o all'archetipico The Body Snatchers di Jack Finney. L'Horror che viene dallo spazio, appunto. Secondo me dovrebbe tornare d'attualità. Infine,, visto che siamo su Kipple... beh, la contaminazione tra Horror e Connettivismo non solo è straordinaria, ma doverosa.

Su Fantasy Magazine è stata pubblicata di recente una bella recensione del tuo La croce sulle labbra, fatta da Claudia Graziani, che fra l'altro si può leggere qui. Ti andrebbe di parlarci della tua opera più recente, La croce sulle labbra?

La croce sulle labbra è un romanzo non solo mio perché per tutta la costruzione medica e per il travolgente finale action è di pertinenza del mio socio-amico-fratello Edoardo Rosati, genialissimo medico e giornalista che lavora alla RCS. E' un tentativo in primo luogo di lanciare sul mercato un prodotto esportabile e in grado di competere con certi colossi del medical thriller come Richard Preston o Robin Cook. Una sfida che non vinceremo, dato anche il momento difficilissimo dell'editoria, ma lasciateci sognare. Vi si racconta di un letale morbo prionico creato ad arte in un oscuro laboratorio nel Caribe che viene esportato e diffuso a Milano con risultati catastrofici e sanguinolenti. Intenzionalmente molto splatter ma, data la presenza di Edoardo, del tutto coerente con l'orripilante malattia che non è affatto un'invenzione. Sottotesti, tanti e pingui: lo scontro fra civiltà, il pericolo delle sette deviate, la circolarità globalizzata di virus e malattie, la paura del Diverso contaminante. Manna per sociologici e antropologi, ma, data la mia presenza, i più lo prenderanno per un horror e basta. Il che non è.

Che impatto a lungo termine credi che avranno sulla letteratura l'avvento delle nuove tecnologie?

L'e-book si prenderà una certa fetta di mercato. La carta non sparirà affatto. I due moduli dovranno convivere e non saranno affatto concorrenziali. Io già sto lavorando su entrambi i fronti. Essendo un Grande Anziano, il mio cuore batte per la carta. Mi piacciono i libri con la copertina, l'odore, le ali... Mi piace il libro che si stazzona. La carta possiede un'anima. Le nuove tecnologie forse proiettano fantasmi e, sotto questo profilo, sono certo interessanti. Ghost in the Machine... è una vecchia faccenda, già emersa negli anni Ottanta.

Quali consigli daresti a uno scrittore esordiente?

Francamente io non ho mai sfondato. E mi rifiuto sempre di dare consigli a chiunque. Non sono un modello imitabile, soprattutto nell'interesse di chi mi chiede consigli. Sono peraltro felice così. Perché in ogni caso scrivo quando voglio io. Se non ho idee e se, più semplicemente, non ne sento la voglia, ci sono tante altre cose da fare. La musica, l'amore, l'amicizia... Sì, in parte sono retorica, ma la vita spesso lo è.

Grazie mille, Danilo, per questa bella intervista. Ti auguro in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Grazie a te, Roberto, per l'opportunità.

Le altre interviste di Kipple:

Perché scrivere racconti brevi: l'estratto dal saggio di Edgar Allan Poe

Quello che segue è l'estratto da un saggio di Edgar Allan Poe, pubblicato sul Graham Magazine nel lontano 1842 e reperibile all'interno della raccolta “Nathaniel Hawthorne. Tutti i racconti” (Universale Economica Feltrinelli), dove ci spiega quali sono i pregi del racconto breve rispetto al romanzo. Un testo interessante sia per i lettori che gli autori in erba e non.
Sempre in ambito di letteratura, vi segnaliamo inoltre l'ormai importante Premio Kipple 2014 per romanziQui troverete il bando!
Buona lettura!

“Il racconto vero e proprio, secondo noi, offre indiscutibilmente un migliore terreno per l’esercizio del talento più elevato, di quanto possa offrire il più ampio dominio della semplice prosa. Se fossimo costretti a dichiarare quale sia la maniera più proficua in cui il genio superiore possa dare una dimostrazione delle sue facoltà, senza esitare noi risponderemmo: nella composizione di una poesia in rima che non superi in lunghezza quel che si potrebbe leggere in un’ora. Il grado più elevato di poesia può esistere esclusivamente all’interno di questi limiti. Rispetto a ciò, noi possiamo dire che in quasi tutte le categorie della composizione, l’unità di effetto, o di impressione, è un punto della massima importanza. È chiaro, poi, che tale unità non può essere del tutto mantenuta in quelle opere la cui lettura non può essere completata in una seduta. Possiamo continuate la lettura di un componimento in prosa, per la natura stessa della prosa, molto più a lungo di quanto si possa perseverare, pur animati dalle migliori intenzioni, nella lettura di una poesia. Quest’ultima, se soddisfa davvero le esigenze del sentimento poetico, provoca un’esaltazione dell’anima che non può essere sostenuta a lungo. Tutte le sollecitazioni elevate debbono essere transitorie. E, senza l’unità d’impressione, gli effetti più profondi non si possono raggiungere…(omissis)…se invece ci chiedessero di indicare quell’altra classe di composizioni che, oltre a una poesia del genere di quella che abbiamo suggerito, riesce meglio a soddisfare le esigenze del genio elevato – che gli offra l’ambito di applicazione più vantaggioso – diremmo senza esitazione il racconto in prosa…alludiamo alla breve narrativa in prosa che richiede una lettura che va da mezz’ora a un’ora, o anche due. Il comune romanzo presenta problemi a causa della sua lunghezza, per le ragioni già esposte nella sostanza. Poiché non può essere letto in una seduta, si priva da sé, com’è ovvio, dell’immensa forza che gli deriva dalla totalità. Gli interessi terreni che intervengono nelle pause di lettura, modificano, annullano, o contrastano, in maggiore o minore misura, le impressioni prodotte dal libro. Ma da sola, la mera sospensione della lettura, sarebbe sufficiente a distruggere la vera unità. In un racconto breve, invece, l’autore ha la possibilità di sviluppare la pienezza dei suoi scopi, qualunque essi siano. Nel corso di un’ora di lettura, l’anima del lettore è in balia dello scrittore. Non ci sono influenze estrinseche che derivano da stanchezza o interruzione.

Un abile artista letterario ha costruito un racconto. Se è accorto, non ha adattato i suoi pensieri per metterci dentro dei fatti; ma, avendo pensato, con deliberata cura, di raggiungere un certo effetto unico e incomparabile, egli inventa quei fatti in un secondo momento, poi li combina in una maniera che possa essergli di aiuto per arrivare meglio a questo effetto premeditato. Se la sua frase d’esordio non tende alla rivelazione di questo effetto, ciò significa che ha fallito sul nascere. In tutta la composizione non ci dovrebbe essere neppure una parola che non sia legata, direttamente o indirettamente, allo scopo prestabilito. E con tali mezzi, con tale cura e perizia, alla fine si dipinge un quadro che, nella mente di chi lo contempla con un’arte affine, lascia una sensazione di soddisfazione massima. L’idea del racconto è stata esposta senza macchia, perché indisturbata, e questo è un fine irraggiungibile per un romanzo. Qui l’eccessiva brevità è eccepibile tanto quanto nella poesia; ma la lunghezza eccessiva è da evitare anche di più”.

PaperBlog recensisce Il canto oscuro

http://it.paperblog.com/recensione-il-canto-oscuro-di-alessio-brugnoli-1392214/
Su PaperBlog una ulteriore ottima recensione al vincitore del Premio Kipple 2011, Il canto oscuro, di Alessio Brugnoli. L'opera è ancora disponibile in cartaceo e in eBook, senza DRM.
Ecco un'estratto della rece:
Una Roma dai vicoli maleodoranti ma anche della cultura e del fermento intellettuale. Il progresso tecnologico si affaccia al mondo rivelando tutte le sue potenzialità; costosi computatori, valvole termoioniche, studi indirizzati verso l’evoluzione scientifica che attrarrà sempre più animi appassionati. Passato e futuro si mescolano al cospetto di un uomo dalla mente aperta, pronto ad accogliere i cambiamenti che si impongono in una società il cui volto non sarà più lo stesso.
Vincitore del premio Kipple 2011, il romanzo è ben scritto, la scelta dell’ambientazione romana del passato è in armonia con la trama che si sviluppa con equilibrio costante e mostra la capacità dell’autore di narrare una storia con semplicità, alternando un linguaggio scorrevole a dialoghi in dialetto.
La descrizione della città eterna apre un varco attraverso il quale il lettore scorge la Roma come appariva agli occhi dei suoi abitanti, bella e caotica, da amare o detestare, come anche oggi accade.

Intervista a Tiziano Cremonini: Fantascienza e illustrazioni, fra immaginazione e sense of wonder

Ciao Tiziano. È un vero piacere averti qui. Gli appassionati di fantascienza ti conoscono bene. Ma, per chi si fosse avvicinato al genere solo di recente, ti andrebbe di presentarti?

Prima di tutto un caro saluto ai lettori del blog! Opero come grafico e illustratore dal lontano 1983: a quell'anno, infatti, risalgono le mie prime copertine per la storica Editrice Nord. Ricordo bene il primo incontro con Gianfranco Viviani, allora titolare della casa editrice; per me, ancora studente del'ISIA di Urbino, fu molto stimolante. Parallelamente all'attività di illustratore svolgevo, e svolgo tutt'ora, l'attività di consulente grafico per varie aziende, anche di respiro internazionale. Negli anni a seguire ho realizzato copertine di genere fantastico anche per Solfanelli e Fanucci, contemporaneamente ho pubblicato brevi storie a fumetti, "Robottino Rosso" e "Onirosfera" su 1984 (poi 2984) edizione italiana, "Robottino Rosso" anche sulla rivista tedesca Schwermetall, e, negli anni seguenti, 2 storie a fumetti anche su "Penthouse comics" ediz. italiana. Dai primi anni '90 in poi ho realizzato molte copertine per diversi editori europei tra cui Heyne Verlag, Moewig Verlag, Alpha Verlag, Goldmann Verlag, Bastei Verlag, Edition J'AI LU, S.C.Miron Edcom ed altri. Alla fine degi anni '90 ho cominciato ad occuparmi di alta formazione diventando docente di Illustrazione e Comunicazione Visiva presso l'ISIA di Faenza e cominciando a collaborare anche con il Centro di Alta Formazione CERCAL di S.Mauro Pascoli. La cosa fondamentale che devo dire è che la fantascienza mi è sempre stata accanto.

Quali sono i temi principali che caratterizzano le tue opere?


Ma direi un po' tutte le tematiche tipiche della fantascienza: ho però una particolare preferenza per le
ambientazioni "spaziali": astronavi, pianeti e battaglie sono abbastanza ricorrenti nelle mie illustrazioni. Come lettore prediligo la Space Opera.

Quali fra i tuoi lavori ti stanno più a cuore e perché?

A parte le prime committenze che si ricordano sempre con affetto, sono particolarmente legato ad alcuni progetti realizzati assieme all'amico Giovanni Corbelli. Una serie di racconti illustrati che abbiamo realizzato alcuni anni fa dove abbiamo messo in campo un po' tutta l'immaginazione a nostra disposizione, ipotizzando scenari e personaggi; insomma un progetto in cui ho fatto "anche" l'illustratore. Nei tempi recenti, invece, sto avendo delle grandissime soddisfazioni dal sodalizio con il mitico Sandro Pergameno, e il suo agguerrito staff di collaboratori, nel realizzare il magazine Cronache di Un Sole Lontano di cui curo la grafica e le illustrazioni.

La famosa frase “un'immagine vale mille parole”, originata nell'ambito dell'advertisement americano, sottolinea fra l'altro una verità ben nota nel mondo del marketing, ovvero che le immagini possono determinare il destino di un prodotto. Credi che la stessa cosa valga anche per la letteratura? È la storia o la copertina a vendere un libro?

Sinceramente penso che per un lettore attento ed appassionato sia la storia ad esercitare maggiore interesse. Se poi c'è una copertina degna allora è il massimo! Diversamente, per il lettore occasionale, che sceglie un libro più ad istinto che per conoscenza dello scrittore, una bella cover che sappia affascinarti ed incuriosirti diventa fondamentale.

Nel corso della tua carriera hai collaborato anche con editori esteri. Quali differenze esistono fra il mercato italiano e quello estero?

Per quello che riguarda gli editori esteri, ho sempre lavorato tramite il mio agente tedesco: posso dire solo bene, vista la precisione e le modalità collaudate nel loro modo di operare. Ma anche con gli editori italiani con cui ho collaborato, mi sono trovato bene.
Oggi, purtroppo, il mercato si è praticamente "dissolto" dal nostro punto di vista di illustratori. Tolta Urania, che affida le proprie cover al bravissimo Brambilla, e poche altre realtà, molti editori preferiscono acquistare immagini royalty-free a pochi euro per contenere al massimo i costi, in un mercato di grande crisi come quello attuale.

Quali consigli daresti a un giovane che vorrebbe intraprendere il mestiere di illustratore?

Lavorare sodo, lavorare sodo e lavorare sodo. Massima umiltà e ascoltare consigli e suggerimenti per potersi migliorare sempre di più.

Prima di lasciarci, ti andrebbe di segnalarci i siti dove è possibile seguire le tue attività e parlarci dei tuoi progetti?

Il mio sito, che non aggiorno molto spesso, www.tizianocremonini.net ma soprattutto il mio profilo facebook sul quale sono presenti gallerie con i miei lavori più recenti. Al momento sono impegnato, assieme a Sandro Pergameno, principalmente sul magazine Cronache di Un Sole Lontano, ma sto elaborando alcuni progetti di cui terrò informati gli appassionati.

Ti ringraziamo molto per l'intervista, Tiziano, e ti facciamo un grosso in bocca al lupo!

Crepi il lupo! E grazie a voi.

Le altre interviste di Kipple:

George Orwell spiega in una lettera perché ha scritto 1984

Raccolto nel volume George Orwell: A LIfe in Letters, e proposto anche dal sito Panorama.it, il testo che segue è tratto da una lettera del grandissimo autore distopico indirizzata a un certo Noel Willmet, un lettore preoccupato che il dispotismo potesse raggiungere anche il Regno Unito e gli States. In esso Orwell anticipa i principali temi del romanzo. Un testo molto interessante da leggere con attenzione:

“Caro Mr. Willmet,
[…] Devo dire che credo, o temo, che nel mondo intero questo genere di cose siano in aumento. Hitler, senza dubbio, scomparirà presto, ma al prezzo di rafforzare (a) Stalin, (b) i milionari Inglesi e Americani e (c) ogni sorta di piccoli "fuhrer" come De Gaulle. Tutti i movimenti nazionalistici in tutto il mondo, anche quelli che nascono dalla resistenza alla dominazione tedesca, sembrano assumere forme non democratiche, raggruppandosi attorno a qualche figura superomistica (Hitler, Stalin, Salazar, Franco, Gandhi, De Valera, sono tutti esempi di diverso tipo) e adottando la teoria che il fine giustifica i mezzi. Ovunque il mondo sembra tendere a economie centralizzate, che possono gestire la cosa pubblica in un senso economico, ma che non sono organizzate democraticamente, stabilendo un sistema di caste. Questo può portare con sé gli orrori del nazionalismo più emotivo e la tendenza a non credere più all'esistenza di una verità oggettiva perché tutti i fatti sono in sintonia con le parole o le profezie di qualche "fuhrer" infallibile.

Hitler può affermare che a iniziare la guerra siano stati gli ebrei, e se dovesse sopravvivere diventerebbe storia ufficiale. Non può dire che due più due fa cinque, perché ai fini della balistica, per esempio, deve fare quattro. Ma nel tipo di mondo che temo possa davvero presentarsi, un mondo con due o tre grandi super-stati che non possono conquistarsi l'un l'altro, la somma di due più due potrebbe diventare cinque, se solo il "fuhrer" lo desiderasse. Questa è, per quanto ne posso vedere, la direzione che stiamo prendendo, anche se, naturalmente, il processo è reversibile.

Per quanto riguarda Gran Bretagna e Stati Uniti, non ci sono ancora tendenze totalitarie e questo è molto promettente. Credo profondamente, come ho spiegato nel mio libro "Il leone e l'unicorno", nel popolo inglese e nella sua capacità di centralizzare l'economia senza distruggere le libertà. Ma va ricordato che Gran Bretagna e Stati Uniti non hanno conosciuto veramente la sconfitta e la sofferenza, e ci sono alcuni sintomi negativi che bilanciano quelli positivi. Innanzitutto c'è una generale indifferenza al declino della democrazia. Si rende conto, per esempio, che in Inghilterra nessuno sotto i 26 anni può votare e che, per quanto si può vedere, la maggior parte delle persone di quell'età non dà importanza al voto? In secondo luogo […] gli intellettuali inglesi si sono opposti a Hitler, ma al prezzo di accettare Stalin. La maggior parte di loro è tranquillamente favorevole ai metodi dittatoriali, alla polizia segreta, alla falsificazione della storia, ecc., se si tratta di farlo dalla "nostra" parte. Dire che non abbiamo un movimento fascista in Inghilterra significa sostanzialmente che i giovani, in questo momento, cercano il loro "fuhrer" altrove. […] Se si proclama semplicemente che tutto va per il meglio e non si guarda ai sintomi più sinistri, non si fa altro che aiutare il totalitarismo ad avvicinarsi sempre più. […] Ma se penso che la tendenza mondiale sia verso il fascismo, perché supporto la guerra? [...] Conosco abbastanza bene l'imperialismo britannico perché non mi piaccia, ma lo supporto contro quello nazista o giapponese, come male minore. Allo stesso modo vorrei sostenere l'URSS contro la Germania perché penso che l'Unione Sovietica non può sottrarsi del tutto al proprio passato, e conserva abbastanza delle idee originali della Rivoluzione da essere un fenomeno più promettente della Germania Nazista. Penso, e l'ho pensato fin da quando è iniziata la guerra, nel 1936 o giù di lì, che la nostra causa è quella giusta, ma dobbiamo continuare a fare meglio, cosa che comporta una costante critica.”

Cronache di Un Sole Lontano Comics: tanti stupendi fumetti di fantascienza da leggere gratuitamente!

È appena uscito il terzo numero di Cronache di Un Sole Lontano, intitolato per l'occasione: Comics. Come è possibile intuire dal titolo, si tratta di un numero speciale interamente dedicato ai fumetti. Alcuni di questi, come l'originale Vuoti, scritto da Roberto Bommarito (Premio Robot 2014) e Roberto Napolitano (Premio Cometa 2013) e illustrato dagli stupendi disegni di Valerio Mezzanotte, sono stati ideati apposta per questo numero speciale del già importante magazine dei giganti del panorama fantascientifico italiano Sandro Pergameno e Tiziano Cremonini. Il terzo numero vede inoltre attuarsi una fruttuosa collaborazione fra Cronache di un Sole Lontano ed Electric Sheep Comics, il gruppo artistico emergente che sta riscuotendo sempre più successo sia nel mondo dei fumetti che in quello cinematografico. Qui troverete fra l'altro l'intervista Kipple al cofondatore di ESC, Alessandro Napolitano.
Per scaricare il magazine sia in alta che in bassa definizione, oppure consultarlo direttamente online, basta cliccare qui. Buona lettura!

Prospect, il cortometraggio di fantascienza che sta emozionando il web

Prospect è un cortometraggio di fantascienza del talentuoso duo di registi emergenti Zeek Earl e Chris Caldwell. Ci troviamo in un pianeta molto distante dal nostro. L'atmosfera è tossica. Un padre e una figlia sono alla caccia di un cristallo prezioso, ma non sono gli unici. I bravi attori, la dimensione umana e relazionale padre-figlia e un finale molto intenso rendono il cortometraggio memorabile.
Qui troverete la pagina web dedicata al corto su cui è possibile accedere anche al video Vimeo. Segue invece quello reperibile su YouTube. Buona visione!



Presentata L'abisso di Coriolis, nuova imperdibile raccolta di Lukha B. Kremo

https://hyperhouse.wordpress.com/2014/03/28/neorepubblica-kaotica-di-torriglia-labisso-di-coriolis/
Come segnalato due giorni fa dal blog HyperHouse, venerdì scorso c'è stata a Fiuggi, nell'ambito della manifestazione Deepcon, la presentazione dell'antologia L’abisso di Coriolis, raccolta di brani del nostro editore Lukha B. Kremo. L'editore in questione è Hypnos, e la pubblicazione sarà in vendita a partire da domani 31 marzo.
In un remoto fiordo norvegese un pescatore viene sbranato dai pesci. A Gerusalemme durante la conquista della città da parte dei Crociati nessuno ricorda un’inconsueta apparizione. La dottoressa Zebria sta cercando di curare il cancro con l’aiuto di un fisico delle particelle. Alla Mecca, l’annuale festa del pellegrinaggio si trasforma in una strage di massa. Bizzarre variazioni magnetiche e gravitazionali sono solo la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più grande, un’increspatura nello spazio-tempo, un passaggio che minaccia d’inghiottire l’umanità come dal buco di un lavandino che si affaccia sull’abisso, l’abisso di Coriolis.
La storia si dipana in tre episodi tra i quali sono inserite le migliori storie raccontate da Lukha B. Kremo. Tredici racconti (dal 1999 al 2013) scelti tra i migliori di Lukha B. Kremo (due volte finalista al premio Urania), in cui s’indagano le ripercussioni più inquietanti della scienza e della tecnologia. Tra questi, Il gatto di Schrödinger, che nel dicembre 2011 ha raggiunto la prima posizione assoluta di vendite nella classifica generale Amazon e il funambolico Labyrinthus, un sentito omaggio a uno dei padri della fantascienza italiana, Lino Aldani.

Usi e costumi del grifone, uno stupendo racconto di Robert Sheckley


Pubblicato per la prima volta nella raccolta Microfantascienza: altre 44 storie, oggi vi proponiamo un bellissimo racconto del genio della fantascienza Robert Sheckley.
Sempre in ambito di letteratura, vi segnaliamo inoltre l'ormai importante Premio Kipple 2014 per romanziQui troverete il bando!
Buona lettura!


USI E COSTUMI DEL GRIFONE
di Robert Sheckley

Treggis si sentì notevolmente sollevato quando il proprietario della vecchia libreria si allontanò verso la porta per accudire a un altro cliente. Dopo tutto, era esasperante avere costantemente dietro le spalle un vecchio untuoso, occhialuto, servile, che sbircia le pagine che state sfogliando, indica ora qua ora là con un sudicio dito nodoso, spolvera ossequiosamente sotto il vostro naso gli scaffali con un fazzoletto chiazzato di nicotina. Per non parlare del vivo fastidio di dover prestare ascolto alle sue invadenti,
chiocce reminiscenze.
Indubbiamente era animato da buone intenzioni, ma c’è un limite a tutto. E uno non poteva far altro che sorridere cortesemente, sperando che il campanello sulla porta squillasse – come aveva appunto appena fatto.
Treggis si diresse verso il fondo del negozio, sperando che quell’ometto disgustoso non si mettesse sulle sue tracce. Oltrepassò una cinquantina di titoli greci, quindi la sezione dei testi di divulgazione scientifica. Poi, in uno strano guazzabuglio di titoli e autori, superò Edgar Rice Burroughs, Anthony Trollope, i volumi della Società Teosofica e i poemi di
Longfellow. Quanto più avanzava verso il retro, tanto più spessa diventava la polvere; quanto più fioca si faceva la luce delle lampadine nude sospese lungo lo stretto corridoio, tanto più alte divenivano le pile di libri muffiti e malconci.
Era veramente un posto splendido c, accidenti, Treggis non riusciva proprio a capacitarsi di esserselo lasciato scappare finora. I vecchi negozi di libri usati erano l’unico piacere della sua giovane vita. Trascorreva là dentro tutte le sue ore libere, girellando felice tra gli scaffali.
Naturalmente, era interessato solo a certi tipi di libri.Alla fine dei lunghi scaffali si diramavano altri tre corridoi, formando angoli assurdi. Treggis imboccò quello centrale, riflettendo che la libreria non gli era sembrata così vasta dall’esterno. Solo una porticina
seminascosta tra due edifici, con una vecchia insegna dipinta a mano sul pannello superiore. Ma queste vecchie botteghe, del reste, sono piene di sorprese, e si prolungano spesso per quasi mezzo isolato in profondità.

400 volte grazie!


Questo breve post è per tutti voi, cari amici. Vogliamo ringraziarvi di cuore per l'entusiasmo e l'affetto con cui ci seguite, giorno dopo giorno, nella nostra impegnativa ma - grazie a voi - sempre più appagante attività editoriale. Il vostro supporto e sostegno cresce di pari passo con il vostro numero: la pagina FaceBook di Kipple Officina Libraria ha infatti raggiunto il traguardo dei 400 fan! Al di là delle cifre, è questo un segno più che tangibile della vostra presenza, che ci onora e rafforza nei nostri intenti.
Ad maiora!

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