Recensione a La giustizia di Iside e intervista a Clelia Farris

Un'interessante segnalazione ci giunge da Pane e Paradossi, ed è relativa a Clelia Farris e al suo romanzo La giustizia di Iside. In uno stesso post coesistono recensione e intervista all'autrice, e noi ve ne diamo alcuni stralci.
La mia opinione:
Si prova un piacevole straniamento immergendosi nelle pagine di questo libro in cui l’Egitto di un universo parallelo diviene terra di confine tra la vita e la morte.
In una caotica e cinetica contrapposizione tra eccessi moderni (l’uso di biotecnologie e lo spettro di antichi esperimenti genetici) e pura filosofia “verde” applicata alla vita di ogni giorno, si compone un seduttivo affresco, a ricche e vivide penellate, fatto di amori consunti, sodalizi inattesi, intrighi, crimini efferati e misteriosi. Nulla è insignificante o improvvisato. Ogni personaggio mantiene per tutta la narrazione la sua “raison d’être”, mentre pian piano l’ideale si scontra con la realtà, con il conformismo della normalità che mal tollera i richiami a un passato etablissement, si fa sempre più scomodo il mistero della fine della vita e della natura dell’anima e le certezze si sfaldano lasciando spazio al cambiamento. Mettendo in rapporto il crimine con il potere, lasciando la parola ai suoi personaggi a tacendo molti particolari (solo nel glossario finale si avranno alcuni chiarimenti), la Farris dona profondità, credibilità e appeal a tutta la narrazione che, ulteriormente impreziosita da un vocabolario ricco di sfumature e vezzi linguistici (l’ideazione di un dialetto completamente inventato può sconcertare in un primo momento ma attira efficacemente l’attenzione), invita e invoglia il lettore ad esplorare autonomamente l’opera, libero da ogni forzatura o costrizione autoriale.
Una storia immaginifica e sorprendente, raccontata con eclettico rigore da una delle più promettenti autrici italiane che abbia letto negli ultimi tempi.
Ed ecco, invece, alcune domande poste a Clelia:
“La giustizia di Iside” prosegue, pur rimanendo una lettura completamente autonoma, la narrazione iniziata con “La pesatura dell’anima”. Qual è stato l’input, la situazione o il personaggio che ha dato il via alla creazione di questo articolato e visionario progetto?
Si discute spesso dell’utilità della pena di morte. Mi sono chiesta cosa accadrebbe se la morte di un assassino riportasse in vita la sua vittima. Trattandosi di una sorta di resurrezione, mi è venuto spontaneo pensare a Osiride, i miei personaggi fanno un patto col regno dei Morti e nell’antichità non c’erano molte divinità infere con cui trattare. Gli egizi sono stati i primi ad avere un aldilà articolato e pieno di trovate.
La materia, però, era troppo densa, rischiavo di non riuscire a domare tutte le idee e le situazioni che mi erano venute in mente, perciò ho suddiviso l’argomento in due romanzi.
Si fa un gran parlare della profonda crisi che sta attraversando il mondo dell’editoria: troppi che scrivono e pochi che leggono. Come vanno, secondo te, le cose? L’avvento di nuove piattaforme per il self-publishing, come ad es. Amazon, o la crescita dell’offerta di ebook credi stiano cambiando, e se si come, il panorama editoriale italiano?
Ho l’impressione che l’Italia sia lenta a cogliere l’opportunità dell’ebook. Ne è la prova il fatto che alcune grosse case editrici mettono in vendita l’ebook protetto. L’autopubblicazione mi lascia perplessa, elimina il confronto con il giudizio di una persona estranea, che è sempre importante per capire se si è scritto qualcosa di buono.

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