Esce domani 29 febbraio 2014 il nuovo DVD di Krell - Prognosis

Domani, 29 febbraio 2014, uscirà "Prognosis - 12 artists play 12 music video", l'attesissimo Dvd di Krell, un progetto musicale di Lukha B. Kremo.
Krell è un progetto musicale di Lukha B. Kremo
Krell è stato realizzato dal 2003 al 2013
Krell ha invitato alcuni artisti a girare 12 videoclip musicali
Krell ha scelto gli artisti tra registi, musicisti, poeti, scrittori, pittori e danzatori
La prognosi è riservata per voi

1 ora netta di videclip musicali:

Anubi (video by Luca Campus)
Dr Morbius Hear (video by Chiara Alice Lorenzini)
Magnetosfera (video by ODRZ)
Bast Reign (video by Federico Barbieri)
Duritia (video by Lukha B. Kremo)
Deepland (video by Gabriele Calarco)
lim x->_ (sen x)/x (video by Falco Ranuli)
Termosfera (video by Ksenja Laginja)
Turn Bach (video by Stefano Giorgi)
Altaira's Piano (Video by Marcella Fanzaga)

uscita: 29 febbraio 2014
prezzo 9 euro

Esce Malanima, dieci racconti potentemente noir di Alessandro Manzetti

http://www.kipple.it/index.php?route=product/product&product_id=311
Esce per Kipple Officina Libraria, nell'ambito della neonata etichetta k_noir, la raccolta di racconti Malanima, di Alessandro Manzetti, direttore editoriale della casa editrice Mezzotints Ebook.
Dieci storie crudeli e disturbanti di sesso noir, di visioni mistiche che urlano e si materializzano nella coscienza con un senso di sovrannaturale e magico, piccoli demoni che aleggiano e stravolgono la vita dei personaggi dall’anima malata. La prefazione è del maestro Sergio "Alan D." Altieri, e dal breve estratto che riportiamo qui sotto potrete capire cosa leggerete:
Se davvero esiste una nuova frontiera dell’horror, del weird, del grottesco, con “Malanima”, esplosiva opera prima antologica, Alessandro Manzetti salta con l’asta quella stessa frontiera scavalcando il suo collaudato ruolo di deus-ex-machina dell’editoria digitale per rivelarsi a sua volta autore tout-court tra i più magistrali apparsi negli ultimi tempi. Malanima, diamante nero della narrativa del darkside, è già un classico.
Malanima è un eBook offerto da Kipple, come sempre, in doppio formato epub e mobi, al prezzo eccezionale di 1.99€. Che l'oscurità malata vi avvolga, e vi conquisti.

Chissà come si divertivano! Un brevissimo racconto di Isaac Asimov

Oggi vi proponiamo un racconto molto breve del gigante della fantascienza Isaac Asimov, in cui l'autore ci parla di come le cose possano cambiare con una riflessione sulla scuola e il sistema educativo. Un racconto leggero e divertente.
Sempre in ambito di letteratura, vi segnaliamo inoltre l'ormai importante Premio Kipple 2014 per romanzi. Qui troverete il bando!
Buona lettura!

Chissà come si divertivano!
di Isaac Asimov

Margie lo scrisse perfino nel suo diario, quella sera. Sulla pagina che portava la data 17 maggio 2157, scrisse: “Oggi Tommy ha trovato un vero libro!”
Era un libro antichissimo. Il nonno di Margie aveva detto una volta che, quand’era bambino lui, suo nonno gli aveva detto che c’era stata un’epoca in cui tutte le storie e i racconti erano stampati su carta.
Si voltavano le pagine, che erano gialle e fruscianti, ed era buffissimo leggere parole che se ne stavano ferme invece di muoversi, com’era previsto che facessero: su uno schermo, è logico. E poi, quando si tornava alla pagina precedente, sopra c’erano le stesse parole che loro avevano già letto la prima volta
- Mamma mia, che spreco – disse Tommy. – Quando uno è arrivato in fondo al libro, che cosa fa? Lo butta via, immagino. Il nostro schermo televisivo deve avere avuto un milione di libri, sopra, ed è ancora buono per chissà quanti altri. Chi si sognerebbe di buttarlo via?
- Lo stesso vale per il mio – disse Margie. Aveva undici anni, lei, e non aveva visto tanti telelibri quanti ne aveva visti Tommy. Lui di anni ne aveva tredici.
- Dove l’hai trovato? – gli domandò, - In casa. – Indicò senza guardare, perché era occupatissimo a leggere. – In solaio.
- Di cosa parla? - Di scuola.
- Di scuola? – Il tono di Margie era sprezzante. – Cosa c’è da scrivere, sulla scuola? Io, la scuola, la odio.

Margie aveva sempre odiato la scuola, ma ora la odiava più che mai. L’insegnante meccanico le aveva assegnato un test dopo l’altro di geografia, e lei aveva risposto sempre peggio, finché la madre aveva scosso la testa, avvilita, e aveva mandato a chiamare l’Ispettore della Contea.
Era un omino tondo tondo, l’Ispettore, con una faccia rossa e uno scatolone di arnesi con fili e con quadranti. Aveva sorriso a Margie e le aveva offerto una mela, poi aveva smontato l’insegnante in tanti pezzi.
Margie aveva sperato che poi non sapesse più come rimetterli insieme, ma lui lo sapeva e, in poco più di un’ora, l’insegnante era di nuovo tutto intero, largo, nero e brutto, con un grosso schermo sul quale erano illustrate tutte le lezioni e venivano scritte tutte le domande.
Ma non era quello, il peggio. La cosa che Margie odiava soprattutto era la fessura dove lei doveva infilare i compiti e i testi compilati. Le toccava scriverli in un codice perforato che le avevano fatto imparare quando aveva sei anni, e il maestro meccanico calcolava i voti a una velocità spaventosa.
L’ispettore aveva sorriso, una volta finito il lavoro, e aveva accarezzato la testa di Margie. Alla mamma aveva detto: – Non è colpa della bambina, signora Jones. Secondo me, il settore geografia era regolato male. Sa, sono inconvenienti che capitano, a volte.

L’ho rallentato. Ora è su un livello medio per alunni di dieci anni. Anzi, direi che l’andamento generale dei progressi della scolara sia piuttosto soddisfacente. – E aveva fatto un’altra carezza sulla testa a Margie.

Margie era delusa. Aveva sperato che si portassero via l’insegnante, per ripararlo in officina. Una volta s’erano tenuti quello di Tommy per circa un mese, perché il settore storia era andato completamente a pallino.
Così, disse a Tommy: – Ma come gli viene in mente, a uno, di scrivere un libro sulla scuola?
Tommy la squadrò con aria di superiorità. – Ma non è una scuola come la nostra, stupida! Questo è un tipo di scuola molto antico, come l’avevano centinaia e centinaia di anni fa. – Poi aggiunse altezzosamente, pronunciando la parola con cura. – Secoli fa.
Margie era offesa. – Be’ io non so che specie di scuola avessero, tutto quel tempo fa. – Per un po’ continuò a sbirciare il libro, china sopra la spalla di lui, poi disse: – In
ogni modo, avevano un maestro.
- Certo che avevano un maestro, ma non era un maestro regolare. Era un uomo.
- Un uomo? Come faceva un uomo a fare il maestro?
- Be’, spiegava le cose ai ragazzi e alle ragazze, dava da fare dei compiti a casa e faceva delle domande.
- Un uomo non è abbastanza in gamba.
- Sì che lo è. Mio papà ne sa quanto il mio maestro.
- Ma va’! Un uomo non può saperne quanto un maestro.
- Ne sa quasi quanto il maestro, ci scommetto.
Margie non era preparata a mettere in dubbio quell’affermazione. Disse. – Io non ce lo vorrei un estraneo in casa mia, a insegnarmi.
Tommy rise a più non posso. – Non sai proprio niente, Margie. Gli insegnanti non vivevano in casa. Avevano un edificio speciale e tutti i ragazzi andavano là.
- E imparavano tutti la stessa cosa?
- Certo, se avevano la stessa età.
- Ma la mia mamma dice che un insegnante dev’essere regolato perché si adatti alla mente di uno scolaro o di una scolara, e che ogni bambino deve essere istruito in modo diverso.
- Sì, però loro a quei tempi non facevano così. Se non ti va, fai a meno di leggere il libro.
- Non ho detto che non mi va, io – Sì affrettò a precisare Margie. Certo che voleva leggere di quelle buffe scuole.
Non erano nemmeno a metà del libro quando la signora Jones chiamò: – Margie! A scuola!
Margie guardò in su. – Non ancora, mamma.
- Subito! – disse la signora Jones. – E sarà ora di scuola anche per Tommy, probabilmente.
Margie disse a Tommy:
- Posso leggere ancora un po’ il libro con te, dopo la scuola?
- Vedremo – rispose lui, con noncuranza. Si allontanò fischiettando, il vecchio libro polveroso stretto sotto il braccio.

Margie se ne andò in classe. L’aula era proprio accanto alla sua cameretta, e l’insegnante meccanico, già in funzione, la stava aspettando. Era in funzione sempre alla stessa ora, tutti i giorni tranne il sabato e la domenica, perché la mamma diceva che le bambine imparavano meglio se imparavano a orari regolari.
Lo schermo era illuminato e diceva – Oggi la lezione di aritmetica è sull’addizione delle frazioni proprie. Prego inserire il compito di ieri nell’apposita fessura.
Margie obbedì, con un sospiro. Stava pensando alle vecchie scuole che c’erano quando il nonno di suo nonno era bambino. Ci andavano i ragazzi di tutto il vicinato, ridevano e vociavano nel cortile, sedevano insieme in classe, tornavano a casa insieme alla fine della giornata. Imparavano le stesse cose, così potevano darsi una mano a fare i compiti e parlare di quello che avevano da studiare.
E i maestri erano persone… L’insegnante meccanico faceva lampeggiare sullo schermo: – Quando addizioniamo le frazioni 1/2 + 1/4…
Margie stava pensando ai bambini di quei tempi, e a come dovevano amare la scuola. Chissà, stava pensando, come si divertivano!

Altri articoli Kipple su Asimov:

Kurt Vonnegut: come costruire un racconto in un'immagine

Nato nel novembre del 1922 a Indianapolis, Kurt Vonnegut è stato fra gli autori più innovativi del secolo trascorso, mischiando elementi di satira e humor nero con un outlook umanista che lo hanno reso una voce unica nel panorama della letteratura fantascientifica. 
Nella sua tesi che fece durante gli studi alla University of Chicago, Vonnegut avanzò l'idea che i vari tipi di storia potevano essere rappresentati con un disegno. La tesi fu respinta perché troppo "semplice", ma le sue idee lo accompagnarono lungo tutto il tragitto della sua carriera. Maya Eilam, abile graphic designer, ha voluto trasformare la teoria di Vonnegut in un poster facile da consultare. Un ottimo lavoro che gli è valsa la segnalazione su io9.
L'opera grafica che ne risulta potrebbe essere utile anche agli scrittori in erba che si domandano come andrebbe strutturata davvero una storia.
Segue il poster. Per vedere l'immagine ingrandita basta cliccare qui.


Altri articoli Kipple su Kurt Vonnegut:

Gli aforismi di Stephen King

Del re dell'horror abbiamo parlato già svariate volte su questo blog (troverete una lista di articoli a lui dedicati in coda al post), ma oggi vi proponiamo alcune delle sue frasi più interessanti tratte dalle sue opere. Frasi in alcuni casi paradossali, spesso invece riflessive e che inducono a pensare. Buona lettura!
  • L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia. (da A volte ritornano)
  • Forse è solo lo spirito della massa. Dare addosso all'individuo. (da Ossessione)
  • Non sappiamo quali saranno i giorni che cambieranno la nostra vita. Probabilmente è meglio così. (da L'Acchiappasogni)
  • Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento. (da La bambina che amava Tom Gordon)
  • Io non credo in nessun Dio veramente pensante che prende nota della caduta di ogni uccello in Australia e ogni insetto in India, un Dio che registra tutti i nostri peccati in un librone d'oro e ci giudica quando moriamo... non voglio credere in un Dio che crei volontariamente persone cattive e poi volontariamente le spedisca ad arrostire nell'inferno che ha creato lui. Questo no. Però credo che ci debba essere qualcosa. (da La bambina che amava Tom Gordon)
  • Ma il "mi dispiace" è il pronto soccorso delle emozioni umane. (da Carrie)
  • Quello che Darwin per delicatezza non ha voluto dire, amici miei, è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla. (da Cell)
  • Se fare il ragazzo significa imparare a vivere allora fare l'adulto significa imparare a morire. (da Christine)
  • Se la vita ti dà limoni, fatti una bella limonata. (da Cujo)
  • Fame. Ha funzionato per Michelangelo, ha funzionato per Picasso, e funziona per centomila artisti che non lo fanno per amore (anche se può darsi che abbia la sua parte) ma per mettere il pane in tavola. Se vuoi tradurre il mondo, devi usare i tuoi appetiti. Vi stupisce? Non dovrebbe. Non c'è niente di più umano della fame. Non c'è creazione senza talento, ve lo concedo, ma il talento è gramo. Il talento mendica. La fame è la spinta dell'arte. (da Duma Key)
  • Fatti il giorno e che il giorno faccia te. (da Duma Key)
  • Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l'unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice. (da Misery)
  • Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate. (da Le notti di Salem)
  • Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste. (da It)
  • Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti. (da It)
  • Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio. (da It)

Kipple intervista Tessa B. Dick: la scrittura, le esperienze anomale e la fantascienza / Kipple's interview with Tessa B. Dick: writing, anomalous experiences and science fiction

Tessa B. Dick and Mr. Tubbs, Santa Ana apartment, 1976.
Photo by Philip K. Dick/Tessa B. Dick e il gatto Mr. Tubbs,
appartamento di Santa Ana, 1976. Foto scattata da Philip K. Dick.
Hi Tessa! It's an real honour for Kipple Officina Libraria to have the opportunity to interview such an interesting author as yourself, which happens also to be the wife one of the most important writers in the history of science fiction: Philip K. Dick. Firstly, would you like to tell us what are the most important works you have written so far?

Ciao Tessa! È un vero onore per Kipple Officina Libraria avere l'opportunità di intervistare un'autrice tanto interessante, che ha anche avuto la fortuna di essere stata la moglie di uno degli scrittori più importanti della fantascienza: Philip K. Dick. Prima di tutto, che ne diresti di iniziare dicendoci quali sono secondo te le opere più importanti che hai scritto?

Choosing among my books is like choosing among my children; I love them all equally. While my two memoirs are the most popular, I am most proud of my novel Fallen Angels. I imagined a world in which angels are real people from another planet who come to visit Earth and eventually take refuge here during an interplanetary war.

È difficile scegliere fra le mie opere perché sono un po' come le mie bambine; le amo tutte allo stesso modo. Anche se i miei lavori più noti sono le mie due biografie, sono anche particolarmente orgogliosa del mio romanzo Fallen Angels. In esso ho immaginato una realtà in cui gli angeli sono gente in carne e ossa provenienti da un altro pianeta che visitano la Terra, in fuga da una guerra interplanetaria.

What kind of man was Philip K. Dick when he was not writing?

Che tipo di persona era Philip K. Dick quando non scriveva?

Phil was always writing, except when he was talking about his writing. He used to spin out plot lines between sips of coffee and bites of food. His conversation was always fascinating. He was known to be quite generous. He acted like a lamb most of the time, but he became a real bear when angered. He despised liars, cheaters and drug addicts.

Phil scriveva sempre, e quando non lo faceva parlava di ciò che stava scrivendo. Formulava sempre nuove trame. Le conversazioni con lui erano affascinanti. Era una persona molto generosa. Era di norma molto calmo, ma quando si arrabbiava poteva alterarsi molto. Nutriva poca simpatia per i bugiardi, i truffatori e i tossicodipendenti.

Philip K. Dick had a number of anomolous experiences. Some are well known to the public at large, others much less so. For example, in an interview you conducted with Whitley Strieber, you stated that he was being visited by some strange beings. Would you like to describe some of these peculiar occurrences?

Philip K. Dick ha avuto molte esperienze anomale. Alcune sono molto note al pubblico, altre invece meno. Ad esempio, in un'intervista che hai rilasciato a Whitley Strieber, hai affermato che Dick fu visitato da alcune strane entità. Ti andrebbe di descriverci questi avvenimenti anomali?

In 1975, when we lived in the apartment on Cameo Lane, something quite extraordinary occurred. Phil saw people hiding in the corners of our living room, and they seemed shocked to realize that he could see them. Phil described them as translucent, as if they were not completely in our world. Their faces, he said, had very small mouths and almost no chins. The shape of their skulls resembled the famous bust of Nephretiti, the beautiful wife of Pharaoh Akhenaton, with the large extension of the occipital lobe at the back of the head. They told him that they came from our future, and that something had gone very wrong. Warfare and pollution had nearly destroyed the planet, and their eugenics program had robbed them of the ability to have children. They were attempting to make changes in their past, which was our present time, in order to prevent the extinction of the human race.

Nel 1975, quando vivevamo nell'appartamento di Cameo Lane, accadde una cosa molto insolita. Phil vide delle “persone” nascondersi agli angoli del soggiorno. Queste “persone” sembrarono shoccate che lui potesse in effetti vederle. Phil disse che erano traslucide, come se non fossero interamente in questa realtà. I loro volti, disse, avevano delle bocche minuscole e un mento piccolissimo. Somigliavano a Nefertiti, la bella moglie del faraone egizio Akhenaton, con la forma del cranio allungata. Gli dissero che venivano dal futuro, e che qualcosa era andato storto. Le guerre e l'inquinamento avevano distrutto quasi del tutto il pianeta, ed erano stati resi sterili dal loro programma di eugenetica. Stavano provando a cambiare delle cose nel passato, ovvero il nostro presente, per evitare l'estinzione della razza umana.

I know that you also had some visionary experiences. Would you like to tell us about them?

So che anche tu hai avuto delle esperienze particolari. Ti andrebbe di parlarcene?

When I was a small child, an angel stood behind my right shoulder and gave me advice. He said that he was protecting me from the demons, the shadows that lurked in the darkness. I saw my angel face to face when I nearly died from the Noro virus in January or February 1958, when I was 3 ½ years old. We called it the “Asian flu”, and it was a terrible epidemic. My fever was high, and I was lying in bed, when I found myself floating in the air. This did not seem strange to me. I saw dozens of people lined up to greet me, and I felt such great love and comfort that I wanted to go with them. They shook their heads, “NO”, and told me that I must go back because I had work to do. I tried to walk toward them, but my angel Michael shoved my shoulder and pushed me back into my body.

Quando ero ancora una bambina piccola, potevo vedere un angelo dietro alla mia spalla destra che elargiva consigli. Disse che mi stava proteggendo dai demoni, le ombre in agguato nel buio. Vidi il mio angelo faccia a faccia quando rischiai di morire a causa del Noro virus nel gennaio o febbraio del 1958, quando avevo tre anni e mezzo. Chiamarono questa terribile epidemia col nome di “influenza asiatica”. Avevo la febbre alta, ero distesa a letto, e di colpo mi ritrovai a fluttuare nel vuoto. Nulla di tutto questo mi sembrò strano. Vidi dozzine di persone in fila pronte ad accogliermi, e mi invase un tale senso di amore e sicurezza che desiderai rimanere lì con loro. Scossero la testa, dicendomi di “NO”, e mi dissero che dovevo tornare indietro perché avevo ancora molto lavoro da fare. Insistetti, ma il mio angelo Michele mi prese per la spalla e mi rispedì indietro nel mio corpo.

Maybe this is a very big question but, based on yours and Philip K. Dick's experiences, what do you think about the nature of reality? Is it really an illusion?

Forse questa è una domanda molto grossa ma, basandoti sulle tue esperienze e quelle di Philip K. Dick, a quali conclusioni sei giunta riguardo alla natura della realtà? Si tratta davvero di un'illusione?

Reality seems to be a hologram, a “computer-programmed” universe, as Phil put it. The atoms of which we are made consist of more than 99 percent empty space, and the subatomic particles that make up the substance of the atoms do not seem to exist. For example, an electron jumps from one orbit to another without crossing the space in between the two orbits. On the other hand, “empty” space does not seem to be empty, after all. According to quantum physics, one cubic centimeter of “empty” space contains more energy than all the matter in the known universe. In other words, the universe is made out of nothing. On the other hand, it still hurts if you run into a brick wall.

La realtà sembrerebbe essere un ologramma o, come sosteneva Phil, un universo programmato dal computer. Gli atomi di cui siamo composti consistono per il 99 per cento di spazio vuoto, e le particelle subatomiche di cui dovrebbero essere costituiti gli atomi sembra che in realtà non esistano nemmeno. Ad esempio, un elettrone salta da un'orbita all'altra senza appunto attraversare lo spazio che separa le due orbite. D'altro canto, sembra che tanto “vuoto” lo spazio dopotutto non lo sia affatto. Secondo la fisica quantistica, un centimetro cubo di spazio “vuoto” contiene più energia di tutta la materia nell'universo conosciuto messa assieme. In altre parole, l'universo è fatto di “nulla”. Eppure andare a sbattere contro un muro di mattoni fa comunque male.

Would you like to tell us about the work you're currently doing for example with PKD Otaku? What projects do you have in mind for the future?

Ti piacerebbe parlarci del lavoro che stai portando avanti con PKD Otaku? Quali progetti hai per il futuro?

PKD Otaku is a fanzine available online and free of charge at www.philipkdickfans.com. They tell me that “otaku” is the Japanese word for “obsession”, and PKD stands for Philip K. Dick (although an internet search for “PKD” often leads to articles about polycystic kidney disease). Jamelle Morgan and David Hyde perform most of the work, so I cannot take much credit for it. I am very highly impressed by the quality of this publication.

My plans for the future include completing the sequel to Fallen Angels, which has the working title Wrath. It is difficult to find time to write, especially since I have taken on a weekly radio show. Every Monday at 3 p.m. Pacific time (11p.m. in England), I host a 90-minute show on www.freedomizerradio.com. My show, “Ancient of Days”, can also be found on Blogtalk, where past episodes are archived. My most recent installment is found at:

http://www.blogtalkradio.com/freedomizerradio/2014/01/06/ancient-of-days-no-bull-zone

PKD Otaku è un fanzine online gratuito reperibile all'indirizzo www.philipkdickfans.com. Mi dicono che “otaku” in giapponese significhi “ossessione”, e PKD è invece l'abbreviativo di Philip K. Dick (anche se in rete, cercando “PKD”, spesso si ottiene “Malattia policistica renale”). Gran parte del lavoro è svolto da Jamelle Morgan e David Hyde, quindi non posso prendermi io tutto il merito. Devo dire che sono molto contenta dell'alta qualità del fanzine.

Intendo concludere il seguito di Fallen Angels, che si intitolerà Wrath. Faccio fatica però a trovare abbastanza tempo da dedicare alla scrittura, specialmente per via del programma radio settimanale che conduco. Ogni lunedì alle 3 p.m. ora del Pacifico (11. p.m. in Inghilterra), conduco un programma di 90 minuti su www.freedomizerradio.com. Il mio show, “Ancient of Days”, è reperibile anche su Blogtalk, dove vengono archiviati tutte le puntate. Troverete la mia ultima trasmissione qui:

http://www.blogtalkradio.com/freedomizerradio/2014/01/06/ancient-of-days-no-bull-zone 

Thanks Tessa for this very interesting interview. It's been a real pleasure.

Grazie Tessa per questa interessante intervista. È stato un vero piacere.

Intervista e traduzione di Roberto Bommarito.

Vuoi avere questa intervista gratis sul tue e-reader? Scaricalo da bookrepublic.it.



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Le altre interviste di Kipple:

Roberto Bommarito vince il Premio Robot

Roberto Bommarito, ormai da più di un anno in pianta stabile nella redazione Kipple, ha vinto il X Premio Robot per il miglior racconto SF inedito.
Ce ne dà notizia Fantascienza.com, aggiungendo che la giuria era composta da Silvio Sosio, Francesco Lato e Salvatore Proietti. Come sottolinea il post stesso di Fantascienza.com:
Il racconto Vivi si distingue, oltre che per un'idea originale, per lo stile decisamente incisivo, i personaggi ben delineati e il ritmo della narrazione. Il racconto sarà pubblicato sul numero 71 di Robot in uscita verso fine marzo.
Ci piace chiudere questo lietissimo post con il rilevare che Roberto si era già messo in luce dalle nostre parti nel 2012, vincendo il secondo Premio ShortKipple con Scarti. Dalla redazione Kipple, quindi, tutti i nostri migliori auguri per il bel traguardo raggiunto.

Recensione in anteprima: Malanima - Storie di lame e presenze | Il flauto di Pan

http://il-flauto-di-pan.blogspot.it/2014/02/recensione-in-anteprima-malanima-storie.html
E' di pochi giorni fa la notizia che Kipple pubblicherà prossimamente Malanima, raccolta di racconti noir di Alessandro Manzetti con prefazione di Sergio "Alan D." Altieri, ed ecco che già arrivano le recensioni in anteprima. Apre le danze Miriam Mastrovito, su IlFlautoDiPan, che usa parole esatte per descrivere l'opera, insistendo sul fatto che bisogna trovare il filo comune di tutti i racconti perché esso esiste, ed è ben rilevabile.
Nell'attesa dell'uscita di Malanima, a fine febbraio, vi lasciamo ad alcune note di Miriam e vi invitiamo a rimanere in ascolto di KippleBlog.
L’Oscura Signora che incombe, falce in pugno e mantello spiegato: non è solo l’immagine che anticipa Malanima ma una sensazione che accompagna l’intera lettura di questa antologia. Sensazione di essere braccati e infine fagocitati dal drappo nero, presi in un abbraccio che incute terrore ma non sempre si risolve nella paura. La stretta della Mietitrice sa essere anche liberatoria, lussuriosa, consolatoria; a volte reca odore di follia, altre di redenzione e riscatto… almeno agli occhi di chi la elude e si mette in coda per il prossimo giro.Sono storie di eros e thanatos, storie buie e maledette quelle che compongono la raccolta di Alessandro Manzetti. Racconti che disturbano il sonno e graffiano dentro ma che allo stesso tempo ipnotizzano e colpiscono per la loro macabra bellezza.
http://il-flauto-di-pan.blogspot.it/2014/02/recensione-in-anteprima-malanima-storie.htmlLa Morte è una costante, gioca un ruolo da protagonista, mostra al lettore i suoi molteplici volti e i suoi mille mezzi. La vediamo farsi lava e ribollire nel ventre di un vulcano, che partorisce stelle e mostri. La gente del luogo li chiama Kombe, sono mangiatori di uomini  ma, all’occorrenza, pure dispensatori di giustizia (Verso il Monte Meru). La vediamo aggirarsi nelle fogne intenta a sguinzagliare lupi lanciati a caccia di anime che possano nutrirla (Malanima); annidata oltre la superficie di uno specchio che si ciba di parole (Lo specchio di Frill); tra le onde del mare (L’astronave caduta); nella mente perversa di una coppia alla ricerca di nuovi stimoli (Atlantide); in uno scantinato che rigurgita mostri (Padroni di mostri); negli occhi di una stella intrappolata in una fossa (Stella sottoterra); tra le righe di un annuncio erotico diffuso via web (Interno 1); sotto le unghie graffianti di un sepolto vivo (Una corona di vermi), nei sudici giochi di un pedofilo (Il sogno di Puck).

Gli aforismi di Isaac Asimov

Autore estremamente prolifico, Asimov, è stato l'ambasciatore della fantascienza. Molti lettori, anche quelli totalmente estranei alla SF, conoscono comunque il suo nome. Oggi vi proponiamo alcuni dei suoi aforismi più famosi che di sicuro meritano di essere letti con attenzione. Buona lettura!

  • La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci. (da Cronache della galassia)
  • Non c'è bisogno di viaggiare nel tempo per essere degli storici. (da La campana canora, racconto, traduzione di Roberta Rambelli, Fanucci)
  • In tutta la storia della Galassia non risulta che alcuna civiltà sia mai stata così sciocca da usare le esplosioni nucleari come armi belliche. (da L'orlo della fondazione)
  • Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso. (da Civiltà extraterrestri)
  • La vita è piacevole. La morte è pacifica. È la transizione che crea dei problemi. (da Destinazione Cervello)
  • Io, della Luna conosco praticamente tutto; se dovessi andarci sarebbe inutile. E poi, dovrei salire sull'astronave. Ma lo sa che io non prendo neppure l'aereo. (citato in Roberto Gervaso, Ve li racconto io)
  • Anche da giovane non riuscivo a condividere l'opinione che, se la conoscenza è pericolosa, la soluzione ideale risiede nell'ignoranza. Mi è sempre parso, invece, che la risposta autentica a questo problema stia nella saggezza. Non è saggio rifiutarsi di affrontare il pericolo, anche se bisogna farlo con la dovuta cautela. Dopotutto, è questo il senso della sfida posta all'uomo fin da quando un gruppo di primati si evolse nella nostra specie. Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più; si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d'oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola. (citato in Giuseppe Lippi, I robot dell'alba)
  • Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli. (citato in Focus n. 98, pag. 188)
  • Se la corrente ti sta portando dove vuoi andare, non discutere. (da Destinazione Cervello)
  • La stranezza è nella mente di chi la percepisce. (da Preludio alla fondazione)
Gli altri aforismi di Kipple:

Il mondo della scrittura, dell'editoria e l'uscita di Malanima: Kipple intervista Alessandro Manzetti

Ciao Alessandro. È un piacere averti ospite qui. Per chi non ti conoscesse ancora, che ne diresti di iniziare presentandoti e raccontandoci qual è stato il tuo percorso finora?

Caro Roberto, piacere di ritrovarti su queste sponde.
Il mio percorso? Ho iniziato come blogger, sono entrato in contatto con molti autori di genere, nazionali e internazionali. Ho cercato di raccontare il loro mondo, visioni ed esperienze, trovare una connessione tra autore e lettore.
Sono poi entrato nella Horror Writers Association, allora come unico “alieno italico”, ho assunto vari incarichi, tra i quali quello di editorialista della newsletter internazionale, curando una rubrica di approfondimento sulla letteratura di genere. Il nome la dice tutta: The Italian Horror Machine. Una grande esperienza.
Ma è stata Edizioni XII a trascinarmi nell’avventura editoriale vera e propria, una casa editrice capace di fondere passione, qualità e professionalità. Ho iniziato a collaborare con la redazione, passando poi ai diritti esteri e al marketing. Parallelamente ho collaborato con varie testate, come H, l’Almanacco di Horror Magazine e La Tela Nera, curando rubriche di approfondimento sulla letteratura horror.
Ho curato, tra l’altro, anche due raccolte di racconti in digitale free download: Arkana - Racconti da Incubo (insieme a Daniele Bonfanti) Queen Anne’s Resurrection - I demoni del mare, un progetto multidisciplinare di divulgazione culturale, partito da un mio blog, che ha coinvolto molti autori e artisti a livello nazionale e internazionale.
Ma sto rischiando di allungare troppo il brodo…
Circa un anno fa ho fondato la casa editrice Mezzotints Ebook, per la quale oggi lavoro come direttore editoriale e responsabile della collana di narrativa horror & weird “Buio”. Una realtà editoriale che, in poco tempo, è riuscita a fare molta strada. Sono felice di condividere questa attività con tanti autori e amici, veri professionisti. Uno staff davvero a cinque stelle, che oggi conta oltre venti persone.
Durante tutto questo percorso, nel tempo disponibile, ho scritto alcuni racconti di genere, pubblicati in antologie, digitali e cartacee. Insomma, la mia giornata oggi è piena di impegni come editore (ed editor), ma vorrei trovare più tempo per scrivere, uscire, qualche volta, da dietro le quinte. Malanima ha questo significato.

Di cosa parlano i racconti di Malanima?

Le storie di Malanima parlano della vita e della morte, e tutto quello che vi passa in mezzo. Insomma, roba da niente. Sono tanti i temi toccati da questa raccolta: la violenza, la depravazione, la deviazione, la follia, i mostri in carne e ossa e i fantasmi della mente, insomma tutti i prodotti di un mondo letteralmente alla deriva. Volendo definire un genere, le storie hanno anima eterogenea, in questo senso. Si muovono tra l’hard thriller, il dark eros e l’horror, semplificando, ma propongono nuove interpretazioni e sfumature.
Il fil rouge che lega le storie di Malanima scorre tra le mani della Morte, la Mietritrice che campeggia nella copertina del libro, nella splendida interpretazione dell’amico Ben Baldwin. In modo diretto o indiretto, è sempre lei, la nera Signora, a osservare e manovrare gli eventi, a volte intervenendo, magari sotto mentite spoglie.
Malanima parla della vita attraverso gli occhi della Morte, usando una lente deformante, onirica, che mantiene il lettore in bilico tra due mondi: la realtà e il soprannaturale, o forse nessuno dei due. Malanima è quel mondo di mezzo difficile da definire, che tutti avvertiamo ma che è difficile da afferrare. Insomma: è l’incertezza e bellezza dello sconosciuto.
La difficoltà di vivere che provano tante “anime malate”, che reagiscono a questa alienazione in modo brutale, inaspettato, inumano. Persone divorate da se stesse.

Cosa ti ha spinto a scrivere Malanima?

Ti ho già risposto, raccontando il mio “percorso”. Lavorando molto dietro le quinte, come editore ed editor di molti autori di genere, nasce il desiderio di scrivere qualcosa di proprio. Mettersi in gioco, comunicare direttamente. Non troppo spesso, però.
Un altro mondo di mezzo, in fondo, da esplorare. Strade nuove da segnare sulle mappe.
Leggendo molto, una delle molle di questa raccolta è rappresentata dal tentativo di interpretare in modo diverso, più ampio, i generi. Sfruttarli appieno, oltre il semplice obiettivo dell’intrattenimento, rompere confini troppo definiti. Secondo me il genere può e deve fare di più, come dico spesso agli autori. Se (e quanto) Malanima riuscirà in questo intento, non lo so. Vedremo cosa ne penseranno i lettori. Sono loro a darci tutte le risposte, alla fine.

Come vivi il processo di scrittura?

Dovendo fare i conti con il poco tempo disponibile per questa attività, vivo la scrittura a “strappi”, con lunghi periodi di allontanamento. Non è facile editare, occuparsi di opere e progetti di altri autori e nello stesso tempo scrivere. Ma quando è il momento giusto, si rivela una bella sensazione, all’inizio e durante, ma con uno svuotamento finale che lascia ogni volta inappagati.
In ogni caso la parte più importante del processo creativo non è quella sulla tastiera, ma ciò che è già maturato dentro, magari per diversi giorni o settimane. Quello che porti con te, mentre fai altre cose, mentre vivi. Il momento della scrittura, quando si riempiono i fogli bianchi, è solo una fase terminale per me, un semplice trasferimento. La parte più difficile è lasciar crescere dentro il “piccolo mostro”, lasciandogli tutto il tempo che serve. Nutrirlo, sentirlo crescere e formarsi. Una creatura inizialmente confusa, con i sensi ancora in sviluppo, che poi assume tutte le sue magnifiche, ma anche orribili, forme.

Con Mezzotints hai a che fare non solo con scrittori già affermati ma, grazie ad esempio al Premio Miller, anche con autori esordienti. Quali consigli daresti allo scrittore in erba?

Qui rischio di lasciarmi andare alle solite affermazioni. Ma se sono quelle giuste, le ripeto: leggere, tanto e di tutto, senza fermarsi mai. Poi affidarsi alla propria sensibilità, essere autentici fino in fondo. Il lettore questo lo percepisce subito, se si sente ingannato ti sbatte la porta in faccia. Non correre dietro al mercato, alle mode, non farsi standardizzare, nemmeno dagli stessi editori, che spesso ti portano fuori strada. Ti incasellano nei loro format.
Servono tante cose, ma una è davvero indispensabile: la curiosità. Senza quella, non si arriva da nessuna parte. La curiosità è una forza, una tensione che ci porta fuori dai confini della nostra sfera personale, è la ricerca dell’altro, del mondo che ci circonda. Una visione che ci consente di guardare lontano, anche dentro noi stessi. Tutto il resto si può imparare, più o meno. Leggere, studiare, approfondire, scavare fino alle radici.
La curiosità è una inclinazione, un talento che porta a conquiste inaspettate.

In che modo credi che le nuove tecnologie, specialmente con l'avvento dell'ebook, stiano cambiando il mondo della letteratura?

Lo stanno già cambiando, anche se questo grande passaggio non è ancora stato definito del tutto. Ancora una volta ci troviamo in una terra di mezzo. Tanta confusione, è vero, ma anche tante opportunità, per autori, lettori ed editori, per uscire da una lunga crisi.
Il punto nodale, che la tecnologia ci sta mostrando, è quello della “condivisione”, la linfa che fa muovere milioni di persone sui social network. Il mondo della letteratura dovrà fare sempre più i conti con questa nuova modalità di fruizione dei contenuto, dell’idea- libro, insieme alle sue future (ma non troppo) espansioni con contenuti multimediali.
Presto l’autore dovrà non solo saper scrivere, ma anche preoccuparsi della interattività del contenuto, definire questi “percorsi” per offrire tridimensionalità alla propria opera.
L’editore avrà necessità di dotarsi di know-how e risorse per affrontare queste sfide, l’ebook non sarà più solo un formato elettronico di un libro, facilmente convertibile, ma qualcosa di estremamente diverso, più complesso. Parliamo della creazione di una “esperienza” di lettura, veicolata su una gigantesca autostrada, quella della grande diffusione dei tablet, che rappresenteranno la principale piattaforma di distribuzione. Un bel cavallo di troia per autori ed editori.
Tutto questo non può che offrire nuove prospettive al mondo della editoria, che ne ha davvero bisogno. Si tratta, adesso, solo di capire come e cosa fare, comprendere tutte le implicazioni. Pensare a un mercato globale, a una cultura di fruizione dei contenuti molto diversa rispetto a qualche anno fa. Veloce, open, strettamente connessa con le altre attività “informatizzate” della nostra quotidianità, delle nuove forme di socializzazione e condivisione delle emozioni.
Come Internet ha notevolmente ampliato le nostre prospettive, la nostra vista sul mondo, l’editoria digitale deve ora offrire una vera “estensione” della lettura. Una bella sfida.

Ti andrebbe di segnalarci i tuoi siti e i blog e di parlarci anche dei tuoi progetti futuri?

L’indirizzo del mio blog personale è www.alessandromanzetti.com, una volta potevo dedicarci più tempo, oggi vado a strappi anche in questo. Ma dentro è consultabile un archivio di materiale abbastanza ampio, non solo dedicato alla letteratura, ma ad altre forme artistiche. Il sito della mia casa editrice, Mezzotints Ebook, è www.mezzotints.it, dove troverete tutte le novità che stiamo portando avanti. I progetti futuri sono molti, e come sempre solo alcuni potranno sopravvivere al problema “disponibilità di tempo”. Come editore, sto lavorando a prospettive davvero importanti per Mezzotints, tantissimi nuovi progetti sono under construction. Come autore, se riceverò riscontri positivi a Malanima, dopo la narrativa breve vorrei misurarmi con un breve romanzo. Ma è presto per parlarne. Aspettiamo quello che avranno da dire i lettori.

Grazie mille, Alessandro, per questa bella intervista. Ti facciamo un grosso in bocca al lupo non solo per Malanima, ma anche per tutti gli altri tuoi progetti.

Grazie a voi, non rispondo con il classico “crepi il lupo”, chi leggerà Malanima, proprio il racconto che offre il nome alla raccolta, potrà capire.


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Il Superbowl americano, ovvero la finale della National Football League (NFL) seguita da oltre 100 milioni di telespettatori, rappresenta un'ottima vetrina per le grandi produzioni cinematografiche. Quello di quest'anno non è stato da meno proponendo fra l'altro il primo trailer del nuovo capitolo della saga cinematografica fantascientifica firmata da Michael Bay: Transformers 4: L'era dell'Estinzione. Interpretato da Mark Wahlberg, Nicola Peltz, Stanley Tucci e Jack Reynor il film uscirà nelle sale USA il 27 giugno 2014. In Italia sbarcherà invece il prossimo 10 luglio
Segue il trailer:


L'arte del fumetto: Kipple intervista l'illustratrice Roberta Guardascione

Ciao Roberta. Benvenuta nel blog di Kipple. Ti andrebbe di cominciare raccontandoci un po' chi sei?

Ciao a te e a tutti i lettori di Kipple. Chi sono? Uhm, vediamo… si dice che identificarsi con il proprio mestiere sia un po’ noioso e riduttivo, questo però non riguarda il lavoro che faccio io, perché dire che sono una disegnatrice esprime non solo il mio mestiere ma anche un modo di essere e di vivere. Io disegno sempre e comunque, disegno anche quando non disegno, nel senso che mentre faccio altro penso: “Ma se quella linea fosse così, e se quel colore lì lo cambiassi…” Mi rende felice pensarci. Vivo nella famosa torre d’avorio dalla quale mi dispiace sempre un po’ uscire, ma anche le boccate d’aria servono, giusto? Credo che i miei vicini pensano che sia matta!

A quali maestri ti ispiri?

Bhè i maestri che mi hanno ispirata e che mi ispirano sono tanti… La mia formazione fumettistica è stata abbastanza tosta Avendo fratelli più grandi a casa mia i fumetti “da grandi” non mancavano mai. A soli otto anni mi sono trovata tra le mani Dylan Dog, con il quale ho stretto una relazione amorosa che è tutt’ora in corso. I maestri per me sono stati sicuramente Angelo Stano, Corrado Roi e Bruno Brindisi, che ho osservato a lungo e che mi affascinano tutti per motivi diversi, visto che ognuno di loro ha uno stile unico. La Bonelli ha gettato le basi della mia formazione, poi ho scoperto i francesi, e lì per me si è aperto un mondo. Parlo di Philippe Druillet, Françoise Schiuten e naturalmente del grande Moebius. Non solo fumetti ma anche illustratori di libri, evocare le atmosfere dei grandi classici rende l’illustratore un antenato dei registi di film. Quindi a questa mia lista è doveroso aggiungere anche Dorè, che ha illustrato tutta la letteratura romantica e anche la Bibbia (quando si dice un’impresa biblica!). Chiudo con Alan Lee, grazie a lui ho imparato a usare gli acquerelli.

Alcuni tendono ancora oggi a snobbare il fumetto. Per fortuna però sono sempre più le persone che iniziano a guardare ai graphic novel come opere artistiche. Quali credi che siano state le opere che più di ogni altra hanno trasformato in arte i fumetti? Oppure arte lo sono sempre stati?

Secondo me quello che è cambiato è stato il modo di percepirli. Una volta la televisione non esisteva perciò i fumetti erano l’unico divertimento dei ragazzini. Di conseguenza per i genitori erano solo una distrazione. Ciò non toglie che quei “giornaletti” che stringevano tra le mani i nostri genitori e persino i nostri nonni non fossero opere d’arte. Pensa ad esempio a Little Nemo di Winson Mc Cay , una volta finito di leggerlo andava a finire sul fondo delle gabbiette degli uccelli, mentre oggi è considerato uno dei fumetti meglio disegnati della storia, ogni tavola è un quadro, e questa non è arte? Ma all’epoca non se ne rendevano conto. Forse è stato anche il cambiamento di terminologia a fare la differenza. Dire graphic novel è come dire letteratura illustrata, quindi il fumetto non è più destinato ai ragazzini, ha cambiato target. Sono gli adulti adesso che leggono i fumetti, i ragazzini giocano con la x box! Il fumetto è diventato oggetto di studio, illustri intellettuali se ne interessano, come Umberto Eco ad esempio. Questo è il secolo delle immagini e quindi il fumetto si presta benissimo ad incarnare i bisogni della cultura contemporanea. Se poi devo dirti quale opera abbia segnato davvero il cambiamento, sicuramente è doveroso citare Hugo Pratt, autore di La ballata del mare salato, con la quale si parla seriamente di letteratura. Anche la bella Valentina di Crepax ha rivoluzionato il segno e soprattutto i contenuti del fumetto moderno.

Tenendo a mente anche l'avvento delle nuove tecnologie, quale credi che sia il futuro del fumetto, specialmente in Italia?

Non credo che le nuove tecnologie siano pericolose per il fumetto, anzi credo il contrario: è solo il mezzo che cambia, non i contenuti. E se il mezzo è più veloce, i contenuti arrivano prima! In Italia di talenti ce ne sono molti, dopotutto siamo figli di Michelangelo e compagnia bella. Spero quindi che il futuro sia roseo, per tutti noi disegnatori!

Quali sono le più grandi difficoltà che incontra un fumettista in Italia oggi?

L’italia purtroppo tende a rimanere sempre un po’ indietro rispetto ad altri paesi, questa è una triste verità che riguarda in po’ tutti i settori. Le case editrici diffidano sempre un po’ di chi non ha ancora un nome. Preferiscono investire sui prodotti sicuri! Dovrebbero aprire di più le porte agli esordienti. Come si dice, investire sui giovani!

Cosa differenzia un bel fumetto da uno meno riuscito?

Eh si, questa è la domanda da un milione di dollari! Cosa differenzia una torta riuscita da una che è meno riuscita? Di sicuro l’equilibrio tra gli ingredienti, ma soprattutto se ti siedi e cominci a disegnare senza metterci l’anima alla fine il risultato è sempre deludente. Io sono convinta che se una cosa la fai con passione e dietro c’è una sceneggiatura fatta bene allora il pubblico lo capisce e contraccambia.

Ti andrebbe di parlarci delle tue collaborazioni e dei tuoi progetti futuri?

I progetti che porto avanti con Electric Sheep Comics (di cui abbiamo parlato di recente qui, ndr) sono molti. Sono tutti entusiasmanti e mi permettono di confrontarmi con vari generi, dal pulp allo steampunk, fino alla fantascienza. Nell’ultimo anno ho lavorato moltissimo raggiungendo anche risultati che mi hanno resa molto orgogliosa. Il fumetto fantascientifico Lunaris, scritto da Claudio Fallani ed Alessandro Napolitano ci ha portati alla vittoria del premio Cometa, un bel traguardo per la nostra factory ESC. E poi anche la short story Polvere, scritta da Napolitano, ha avuto un bel riscontro di pubblico. Recentemente è uscito Blood Washing, che è stata una collaborazione di parecchie “pecorelle elettriche”, seconda uscita della collana di graphic novel targate ESC, pubblicato da Il foglio letterario, e pare che stia avendo successo! Al momento sono a lavoro su un fumetto steampunk, un’appassionante storia d’amore e libertà scritta dalla talentuosissima Polly Russell. Nel cassetto, però, ci sono un paio di cosette che fremono di essere portate alla luce, progetti che mi vedrebbero anche sceneggiatrice, ma di questo ti parlerò nella prossima intervista.

Grazie mille per l'intervista, Roberta, e in bocca al lupo per tutti i tuoi progetti!

Grazie a te e crepi il lupo!

Le altre interviste di Kipple:

Un saluto e un ringraziamento

La nostra redazione, come già annunciato qualche post fa, ha subito un'importante trasformazione. Da un lato ha visto l'ingresso - graditissimo - della scatenata Ksenja Laginja in qualità di responsabile marketing; dall'altro registra l'uscita di un membro storico della nostra congrega digitale, co-artefice di alcuni importanti traguardi conseguiti dalla casa editrice. 
Stiamo parlando di Francesco Verso, che abbandona il ruolo di co-direttore della collana di letteratura fantastica Avatar per dedicarsi a tempo pieno alla sua attività, ormai lanciatissima, di autore. 
Nel ringraziarlo per l'entusiasmo e l'impegno fin qui profusi a piene mani in Kipple, gli rivolgiamo un caloroso in bocca al lupo per la sua carriera di scrittore. È stato bello condividere questo tratto di strada assieme. 

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