La cupola, il cortometraggio italiano ispirato all'omonimo racconto di Fredric Brown

La cupola è un cortometraggio italiano, realizzato dalla scuola del cinema Cineway, ispirato all'omonimo racconto del genio della narrativa breve Fredric Brown. Una storia che parla del potere che la paura può esercitare sulle persone. 
Segue la trama (senza spoiler) del cortometraggio diretto da Andrea Rolfini, Nicholas Papadimitriou e Marco Valerio:

La storia è quella di uno brillante scienziato, Kyle Braden (Andrea Caglioni), che terrorizzato dalla possibilità di un'imminente guerra nucleare inventa un potente campo di forza in grado di resistere a qualsiasi cosa. Diverse vicissitudini lo costringeranno però a tenere questa potente difesa solo per sé tentando di convincere la sua segretaria (Jennifer Rodriguez), della quale è segretamente innamorato, a salvarsi restando con lui. Respinto e sempre più paranoico Kyle sarà costretto ad attivare il suo campo di forza e a passare trenta lunghissimi anni solo, nel suo appartamento.

Buona visione!



Altri articoli Kipple su Fredric Brown:

Buon 2014!


La redazione Kipple vuole augurare a tutti un felicissimo 2014, nella speranza che questo periodo così poco gratificante resti definitivamente indietro, che non ci raggiunga più. KeepTalking, restate sintonizzati su questi indirizzi: novità in arrivo. Prestissimo.

Stephen King: come iniziare bene un racconto

Di Stephen King abbiamo parlato spesso qui sul blog di Kipple. In coda all'articolo troverete gli articoli Kipple che lo riguardano, incluso i consigli per scrivere bene. Quelli che vi presentiamo oggi sono invece i suoi consigli su come iniziare bene un racconto tratti da un'intervista pubblicata su Panorama. 
Secondo l'autore di best seller statunitense, la frase d'apertura è essenziale: "La voce di un romanzo è qualcosa di simile a quella di un cantante, come Mick Jagger o Bob Dylan. Nei libri davvero buoni, il potente senso di questa voce si percepisce proprio dalla prima riga". È questa voce a stabilire fin dal principio se il lettore vorrà continuare a leggere o meno il racconto. Prosegue il re dell'horror: "Quando comincio un libro provo a scrivere il primo paragrafo. Un paragrafo di apertura. E in un periodo di settimane e mesi, talvolta anni, lo riformulo più e più volte finché non mi convince. Solo allora so che posso fare il resto del lavoro."
Trovate il resto dell'intervista qui.
Vi ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare all'ormai famoso Premio Short-Kipple per racconti brevi. Qui potete consultare il bando.

Altri articoli Kipple su Stephen King:

Premio Short-Kipple: ultima chiamata!

In questi giorni di festa noi di Kipple vogliamo augurarvi sereni festeggiamenti ma, soprattutto, ricordarvi della prossima scadenza dello Short-Kipple, che scade il primo gennaio del prossimo incipiente anno. Mandateci le vostre proposte, la partecipazione vi costerà un'esiguità: 5€. Un estratto significativo del bando:
Kipple Officina Libraria bandisce per l’anno 2013/4
la IV edizione del Premio Short-Kipple per i migliori racconti di fantascienza.
PREMIO SHORT-KIPPLE 2014
1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I racconti devono avere la lunghezza minima di 5 cartelle dattiloscritte e massima di 20 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico.
I generi ammessi sono:
- fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk, bio-punk)
- narrativa di anticipazione
- neo-noir (thriller e new weird)
- horror
- urban fantasy
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
4) La quota di partecipazione è fissata in 5 € per ogni racconto, da accreditare entro il 1° gennaio 2014
sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Short-Kipple 2014”
oppure tramite bonifico con le coordinate bancarie:
IBAN IT95W  07601 01600 000043103274 intestato a Gianluca Cremoni
con causale “Premio Short-Kipple 2014”
oppure tramite paypal: kol@kipple.it

Il corso di scrittura gratuito per scrittori e sceneggiatori di Fabio Bonifacci

Oggi vi segnaliamo il corso di scrittura gratuito di Fabio Bonifacci, scrittore e sceneggiatore italiano di successo. Fra i suoi film più noti figurano E allora mambo! (1998), Notturno bus (2007) e Bianca come il latte, rossa come il sangue (2013). Successo, quello di Bonifacci, giunto solo dopo lunghi anni di impegno e costanza. Anche per questo, lo sceneggiatore ha deciso di pubblicare gratuitamente per tutti gli scrittori e gli sceneggiatori, specialmente quelli alle prime armi, un corso gratuito di scrittura. Come dice lo stesso Bonifacci:

"In questo corso racconto quello che so sulla scrittura e sulla costruzione di una storia. Lo faccio su un blog, a puntate, in modo gratuito. Nelle mie intenzioni è un corso serio, alla fine saranno varie centinaia di pagine, con tanto di esercizi e materiali didattici.

Lo faccio perchè da giovane, davanti a esosi master, mi dicevo “se divento sceneggiatore, terrò corsi gratis”, e dopo 11 film è ora di mantenere la promessa.

Lo faccio perchè insegnare è il modo migliore di imparare, o di ripassare.

Lo faccio perchè mi piace l’idea che i saperi vengano diffusi gratuitamente.

So che dare consigli davvero utili sulla scrittura è difficile, io ho la speranza di riuscirci ma non la certezza. Anche per questo è gratis: se non altro, nessuno potrà dire di essere stato fregato."

Potete raggiungere il blog cliccando qui.
Vi ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare all'ormai famoso Premio Short-Kipple 2014. Cliccando qui potrete consultare il bando.

Gli sketch di Guillermo del Toro

Guillermo del Toro è senza dubbio uno dei registi, sceneggiatori e produttori cinematografici più apprezzati del momento. Molte le sue pellicole di successo, come ad esempio Il labirinto del fauno, film surrealistico ambientato durante la guerra civile spagnola. Quelli che seguono sono gli sketch, realizzati dallo stesso regista, delle sue tante produzioni, incluso la trasposizione cinematografica del capolavoro di Lovecraft Alle montagne della follia che purtroppo non vedrà mai la luce. 
Ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare all'ormai famoso Premio Short-Kipple per racconti brevi. Basta cliccare qui per leggere il bando.

Alle montagne della follia:




Pacific Rim:

Hellboy:


Hellboy II:


Il labirinto del fauno:



Chi non si accontentasse dei disegni inclusi in questo post, può visualizzarne altri cliccando qui

I 40 (divertentissimi) consigli di scrittura di Umberto Eco

Dopo avervi illustrato i consigli di scrittura di molti dei più importanti autori del fantastico (se siete curiosi potete consultare la lista in coda al post), oggi tocca a Umberto Eco, scrittore e filosofo italiano che di certo non necessita di presentazioni. Le seguenti 40 regole, sature di ironia, sono tratte da "La bustina di Minerva", una rubrica dell'autore pubblicata sull'ultima pagina de "l'Espresso".
Rimanendo in tema di scrittura, vi ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare al Premio Short-Kipple 2014. Per consultare il bando, basta che clicchiate qui.

Buona lettura!

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s'intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l'espressione italiana adatta non ricorrere mai all'espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C'è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell'inquinamento dell'informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l'autore del 5 maggio.

31. All'inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l'ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l'effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

Le altre regole di scrittura:

Ombra, un brevissimo racconto di Edgar Allan Poe

Ombra è un brevissimo racconto di uno degli autori che più hanno influito sul genere horror (e non solo): Edgar Allan Poe. Scritto nel 1835, fu pubblicato solo cinque anni dopo all'interno della raccolta Racconti del grottesco e dell'arabesco. Per il piacere di tutti gli appassionati del fantastico, oggi ve lo riproponiamo.
Rimanendo sempre in tema di racconti brevi, vi ricordiamo inoltre che siete ancora in tempo per partecipare al Premio Short-Kipple 2014. Per consultare il bando, basta che clicchiate qui.

Buona lettura!

Ombra
di Edgar Allan Poe

Voi che mi leggete siete ancora tra i viventi; ma io che scrivo, da molto, da molto tempo sarò partito per la regione delle ombre. Poichè, in verità, succederanno di ben strane cose, molti segreti saran rivelati, molti secoli passeranno prima che queste parole sian vedute dagli uomini. E quando le avranno vedute, gli uni non le crederanno, gli altri dubiteranno, e ben pochi troveranno materia di meditazione nei caratteri che su queste tavolette vo tracciando con uno stile di ferro.
L’anno era stato un anno di terrore, pieno di sentimenti più intensi del terrore, pei quali non c’è un nome sulla terra. Poichè c’erano stati molti prodigi e molti segni, e da tutte le parti, sulla terra e sul mare; le negre ali della Peste s’eran largamente spiegate. Ma quelli ch’eran sapienti nelle stelle non ignoravano che i cieli aveano un aspetto di sventura; e per me, tra gli altri, il greco Oinos, era evidente che stavamo al ricorso di quel settecentonovantaquattresimo anno, in cui, all’entrata in Ariete, il pianeta Giove si trova in congiunzione col rosso anello del terribile Saturno. Lo spirito particolare dei cieli, se non m’inganno di molto, manifestava la sua potenza non soltanto sul globo fisico della terra, ma ben anche sulle anime, sui pensieri, sulle meditazioni dell’umanità.
Una notte, eravamo in sette, in fondo a un nobile palazzo in una triste città chiamata Tolemaide, seduti intorno ad alcune anfore d’un vino rosso di Chio. E la nostra camera non aveva altra entrata che un’alta porta di bronzo; e la porta era stata lavorata dall’artista Corinno, ed era d’una rara perfezione, e si chiudeva per di dentro. Del pari, dei panneggiamenti neri, proteggendo questa camera melanconica, ci risparmiavamo l’aspetto della luna, delle stelle lugubri e delle vie spopolate: – ma il presentimento e il ricordo del flagello non s’erano potuti così facilmente escludere. C’erano, intorno, presso a noi, delle cose di cui non posso render completamente ragione,- delle cose materiali e spirituali, – una pesantezza nell’atmosfera, – una sensazione di soffocamento, d’angoscia, – e, sopratutto quel terribile modo d’esistenza che subiscono le persone nervose, quando i sensi son crudelmente viventi e svegli, e le facoltà dello spirito assopite, intristite. Un peso mortale ci schiacciava. Si stendeva sulle nostre membra, – sul mobilio della sala, – sulle coppe in cui si beveva; e tutte le cose parevano oppresse, prostrate in quell’abbattimento,- tutto, eccetto le fiamme delle sette lampade di ferro che rischiaravano la nostra orgia. Allungandosi in minuti filamenti di luce, rimanevano tutte così, e bruciavano pallide e immobili; e nella rotonda tavola d’ebano, attorno a cui sedevamo, e che il loro chiarore trasformava in specchio, ogni convitato contemplava il pallore della sua propria faccia e il lampo inquieto degli occhi tristi dei suoi compagni. Nondimeno si mandavan delle risate, ed eravamo allegri a nostro modo, – un modo isterico; e si cantavano le canzoni d’ Anacreonte, – che non son che follia; e si beveva molto, quantunque la porpora del vino ci rammentasse la porpora del sangue. Perchè c’era nella camera un ottavo personaggio, il giovane Zoilo.
Morto, lungo disteso e seppellito, egli era là il genio e il demone della scena. Ahimè! Non aveva parte, lui, al nostro divertimento; salvochè la sua faccia, sconvolta dal male, e gli occhi, dove la morte non avea spento che a mezzo il fuoco della peste, sembrava prendere tanto interesse alla nostra gioia quanto posson prendere i morti alla gioia di quelli che devon morire. Ma, benchè io, Oinos, mi sentissi addosso, fissi su me, gli occhi del defunto, nondimeno mi sforzai di non comprendere l’amarezza della loro espressione, e, figgendo ostinatamente lo sguardo nelle profondità dello specchio d’ebano, cantai con voce alta e sonora le canzoni del poeta di Teo. Ma grado a grado il mio canto cessò, e gli echi, correndo lontano fra le nere drapperie della camera, divennero fievoli, indistinti, e svanirono. Ed ecco che dal fondo di quelle drapperie nere ove andava a morire il suono della canzone, s’arderse un’ombra, fosca, indefinita, – un’ombra simile a quella d’un corpo di un uomo, quando la luna è bassa nel cielo; ma non era l’ombra né d’un uomo, né di un Dio, né d’alcun altro essere comune. E quasi rabbrividendo, oscillando per un istante fra le drapperie, rimase infine visibile e dritta, sulla superficie della porta di bronzo. Ma l’ombra era vaga, senza forma, indefinita; non era l’ombra né di un uomo né di un Dio,- né di un Dio di grecia, né d’un Dio di caldea, né d’alcun altro Dio egiziano. E l’ombra riposava sulla gran porta di bronzo e sulla cornice scolpita, e non si muoveva, e non pronunciava una parola: ma si fissava sempre più, e restò immobile. E la porta sulla quale l’ombra riposava era, se ben mi ricordo, proprio di contro ai piedi del morto Zoilo. Ma noi, i sette compagni, avendo veduto l’ombra mentre usciva dalle drapperie, non osavamo contemplarla fissamente; ma abbassavamo gli occhi, figgendoli sempre nelle profondità dello specchio d’ebano. E, finalmente, io, Oinos, ardii pronunziare alcune parole a bassa voce, e domandai all’ombra il suo nome e la sua dimora. E l’ombra rispose:
Io sono OMBRA, e la mia dimora è vicina alle catacombe di Tolemaide, e presso quelle cupe lande infernali, dove scorrono le acque impure di Caronte! -
E allora, tutti e sette, ci rizzammo inorriditi sui nostri seggi, e restammo così, tremanti, terrorizzati, convulsi; perchè il timbro della voce dell’ombra non era quello d’un solo individuo, ma d’una moltitudine d’esseri; e quella voce, variando le sue inflessioni di sillaba in sillaba, veniva a caderci confusamente negli orecchi, imitando gli accenti noti e familiari di mille e mille amici scomparsi.

Altri post Kipple dedicati a Edgar Allan Poe:

Chuck Palahniuk torna alla fantascienza!

Già in passato abbiamo parlato della prima incursione nella fantascienza del controverso autore statunitense Chuck Palahniuk - divenuto famoso per il suo best seller Fight Club, trasformato da David Fincher nell'omonino film di successo - con il suo romanzo Rabbia (Rant). 
Secondo un recente post pubblicato sul sito ufficiale, Palahniuk sembrerebbe deciso a trasformare Rabbia in una trilogia. Intenzione questa che fra l'altro espresse già in occasione della pubblicazione del primo libro. Ma, stando alle recenti affermazioni dello stesso autore originario di Washington, la prima stesura del seguito di Rabbia sarebbe già pronta.
Rabbia adoperò la forma della "biografia orale". Per quanto riguarda il secondo libro, Palahniuk non avrebbe ancora deciso invece che tecnica stilistica adottare. Non rimane che attendere fiduciosi, sperando in un romanzo di fantascienza che sia all'altezza del primo.

Altri post Kipple su Chuck Palahniuk:

Un brevissimo fumetto di FS tratto da un racconto di Fredric Brown e l'intervista all'autore Gino Andrea Carosini

Ciao Gino. Benvenuto sul blog di Kipple. È un piacere averti qui. Per chi non ti conoscesse ancora, ti andrebbe di presentarti?

Certo, volentieri! Prima di tutto devo dire che è un onore per me essere intervistato da voi, non mi è capitato spesso e quindi è una cosa molto piacevole.
In poche parole e per i molti che, ahimè, non mi conoscono, devo dire che non son più di primo pelo avendo ormai cinquantasei anni. Mi aggiro nel mondo del fumetto ormai da più di trent’anni avendo esordito sul quotidiano di Genova “Il Lavoro” che pubblicava (bei tempi) un inserto satirico sotto la guida del grande Gualtiero Schiaffino per approdare poi presso lo studio Bierreci di Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi disegnando per loro storie dello “Sceriffo Fox” che comparvero sul settimanale “Tiramolla”. Nel frattempo continuavo la mia attività di disegnatore satirico ma coltivando dentro di me la passione per il fumetto fantastico e avendo la fortuna di poter fare riduzioni di classici della letteratura come il “Dott. Jekyll e Mr. Hyde”, “Moby Dick” e altre storie. Recentemente ho pubblicato un graphic novel, intitolato “Pesciade”, su testi di Gianfranco Andorno per le edizioni Liberodiscrivere, tornando al fumetto satirico.
Collaboro ormai da alcuni anni con la rivista “Hypnos” dell’amico Andrea Vaccaro con fumetti, illustrazioni e anche saggistica. Una rivista che consiglio caldamente a tutti gli appassionati di letteratura fantastica.

Come vedi la situazione del fumetto in Italia?

Al di la della crisi evidente in tutti i settori mi sembra che il fumetto in ogni caso goda di un buon momento. Forse si sta assistendo a un cambiamento epocale grazie alle nuove tecnologie ma vedo che comunque c’è la voglia di “fare”, di provare cose nuove. Non tutto andrà a buon fine ovviamente ma almeno il tentativo c’è. Certo l’Italia è ancora indietro rispetto ad altri paesi comunque non darei per scontato che il fumetto sia destinato a morte certa per inedia.

Secondo te qual è il futuro del fumetto nel nostro Paese?

Come dicevo pocanzi c’è fermento. Nuove pubblicazioni si affacciano in edicola e fumetteria, alcune moriranno presto, altre avranno successo (mi viene in mente la miniserie “Orfani” della Bonelli e tra poco tornerà il mitico Ken Parker)…ma la soddisfazione più grande è vedere nascere nuovi talenti e anche fenomeni di massa come Zerocalcare capaci di attirare nuovi fans.

Con l'avvento delle nuove tecnologie - penso ad esempio agli ebook - si sono aperte nuove prospettive per i generi letterari come la fantascienza. Il successo di Kipple Officina Libraria lo dimostra. Che possibilità offre oggi internet ai fumettisti, sia esordienti che non?

Navigando in vari siti si può vedere come a livello mondiale molti fumettisti si siano “spostati” direttamente in Rete, saltando piè pari la pubblicazione cartacea. Probabilmente tutto questo nasce dall’esigenza di risparmiare (risparmio notevole direi!) ma soprattutto di dare una visibilità maggiore ai propri prodotti. Come avrai visto spesso nelle edicole i fumetti sono ammassati senza criterio e spesso si fatica a trovarli.

Fra i tuoi lavori compare anche Il solipsista, tratto dall'omonimo racconto di Fredric Brown. Stupendo racconto che fra l'altro è possibile leggere qui. Perché hai scelto di illustrare proprio questo racconto?

Direi che la scelta di disegnare questo racconto nasceva (tieni conto che lo avrò disegnato circa quindici anni fa!) dalla voglia di far conosce il grande scrittore e dall’ambizioso progetto di fumettare TUTTE le sue storie brevi. Progetto abortito…ma che chissà perché frulla sempre nel mio cervello. Amo molto questo scrittore che riusciva a coniugare la satira con la SF in modo inusuale, con i suoi brevi fulminanti apologhi. E non dimentichiamo che era anche un grande giallista e che ha scritto dei bellissimi racconti horror.

Quali errori dovrebbe evitare il fumettista esordiente?

Bella e inevitabile domanda! Io mi sento sempre un esordiente! Tra poco nel nuovo numero di Hypnos uscirà un mio breve fumetto tratto da un racconto di Richard Matheson, “Regola per sopravvivere”, e per me è sempre un’emozione vedere i miei disegni pubblicati!
Un esordiente non deve mai mollare al primo rifiuto, continuare a lavorare e lavorare e lavorare guardando ai grandi maestri e mettendosi sempre in discussione, non deve dare mai per scontato nulla e non deve mai pensare di essere arrivato. Credo che la lezione che ho avuto io da un maestro come Luciano Bottaro sia proprio questa: l’umiltà. C’è sempre da imparare da tutti!

Prima di lasciarci, ti andrebbe di segnalarci i siti dove è possibile ammirare i tuoi lavori?

Nel salutarti e ringraziarti per quest’occasione direi che chi ha voglia di seguirmi può farlo attraverso la mia pagina di facebook. E il mio modesto sito (che dovrei tenere più aggiornato, ma preferisco la pagina facebook più veloce e sintetica), dove, però troverete anche altre sfaccettature delle mie attività: racconti, poesi testi teatrali…

Le altre interviste di Kipple:


Segue il fumetto Il solipsista di Gino Carosini, tratto dall'omonimo racconto di Fredric Brown.





Il solipsista di Fredric Brown

Di Fredric Brown, il genio della flash fiction fantascientifica, vi abbiamo già parlato in passato, proponendovi il racconto La razza dominante e un brano  un po' "anomalo". Oggi vi proponiamo invece il racconto Il solipsista (Solipsist, 1954), in cui Brown torna a occuparsi di tematiche metafisiche.
Inoltre, rimanendo sempre in tema di narrativa breve, vi ricordiamo che avete ancora tempo fino al primo gennaio per partecipare all'ormai famoso Premio Short-Kipple! Cliccando qui potrete consultare il bando!

Buona lettura!

IL SOLIPSISTA

Walter B. Jehovah (non ve la prendete con me, si chiamava davvero così) era stato un solipsista per tutta la vita. Un solipsista, nel caso non lo sappiate, è un tale che crede di essere la sola cosa veramente esistente, che l’altra gente e l’universo generale esistono solo nella sua immaginazione e che se lui smettesse di immaginarli cesserebbero d’esistere.
Un giorno, Walter B. Jehovah diventò solipsista militante. Nel giro di una settimana, sua moglie era scappata con un altro uomo, lui aveva perso il posto di magazziniere e si era rotto una gamba correndo dietro a un gatto nero per impedirgli di attraversargli la strada.
Mentre era in ospedale, decise di farla finita.
Guardando fuori della finestra, fissò le stelle e volle che cessassero d’esistere. Le stelle sparirono.
Volle poi che tutta l’altra gente cessasse d’esistere, e l’ospedale si fece stranamente silenzioso, ancor più silenzioso del solito.
Passò poi al mondo, e si ritrovò sospeso nel vuoto.
Con la stessa facilità si liberò del proprio corpo, e poi giunse finalmente ad annullare se stesso.
Strano, Walter B. Jehovah pensò. Possibile che il solipsismo abbia dei limiti?
"Sì" disse una voce.
"Chi sei?" chiese Walter B. Jehovah.
"Sono quello che ha creato l’universo che tu hai appena fatto sparire, e adesso che hai preso il mio posto…" ci fu un profondo sospiro, "posso finalmente cessare la mia stessa esistenza, trovare la pace e lasciare che sia tu a continuare."
"Ma…come si fa a cessare d’esistere? È proprio questo che sto cercando di fare!"
"Sì, lo so" disse la voce. "Devi fare come ho fatto io: crea un universo, e aspetta finché non verrà uno come te ad annullarlo, poi potrai andare in pensione e lasciare che sia lui a continuare. Be', addio."
E la voce sparì.
Walter B. Jehovah era solo nel vuoto, e c’era una sola cosa che potesse fare.
Creò il cielo e la terra.
Gli ci vollero sette giorni.

Prossima scadenza Short-Kipple

Si avvicina il termine dell'ormai famoso Premio Short-Kipple, giunto ormai alla sua terza edizione e capace di coagulare le proposte non cumulabili nel più blasonato Premio Kipple, riservato quest'ultimo ai romanzi. Si ricorda che, come da bando:

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I racconti devono avere la lunghezza minima di 5 cartelle dattiloscritte e massima di 20 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico.
I generi ammessi sono:
- fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk, bio-punk)
- narrativa di anticipazione
- neo-noir (thriller e new weird)
- horror
- urban fantasy
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
Il termine tassativo di invio è il primo gennaio del prossimo anno, 5 euro a racconto, dettagli maggiori anche per quanto riguarda l'invio delle opere sono sulla pagina del bando. Sarà prevista la pubblicazione del/dei vincitori su eBook senza DRM.

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