Philip K. Dick: l'enciclopedia gratuita

Uno degli autori più complessi, non solo di fantascienza, del secolo che ci siamo lasciati alle spalle è senza dubbio Philip K. Dick. I suoi racconti contengono diversi livelli di lettura. Le sue esperienze personali, soprattutto quelle di carattere mistico, hanno fornito all'autore le chiavi per svelare gli aspetti più nascosti della realtà, al punto da farci dubitare quanto appunto la realtà sia, paradossalmente, davvero reale. Forse è impossibile comprendere del tutto un autore così complesso, ma un'analisi approfondita delle sue opere può lo stesso aiutarci a entrare nella dimensione dickiana e forse farci vedere alcune delle cose che l'autore desiderava mostrarci. 
Philip K. Dick, la macchina della paranoia fa proprio questo. Antonio Caronia e Domenico Gallo hanno scritto questa stupenda enciclopedia dickiana, curata benissimo sia nell'aspetto grafico che nei contenuti, distribuita secondo i principi Creative Commons, che di sicuro delizierà tutti gli amanti dell'autore. Nell'introduzione leggiamo: "Solo chi è alla ricerca spasmodica di un senso e di un ordine può dare  voce e respiro all’insensatezza e al disordine del mondo. Philip K. Dick  cercò quest’ordine e questo senso lungo tutta la vita. Nel 1979 annotava  nel suo interminabile diario notturno, l’Exegesis: “è evidente che all’epoca di The Dark-Haired Girl stavo disperatamente cercando un centro  (omphalos) per la mia vita, ma non c’ero riuscito; ero ancora ‘apolide’.  Adesso ho trovato l’autenticità – sein”. Si trattava ancora una volta di  una situazione instabile. Dick non approdò mai davvero a una situazione di quiete interiore, né a un’ipotesi sul mondo che lo soddisfacesse  appieno. Per questo fu capace di descrivere alcuni tra i più formidabili,  strutturati, paranoici incubi di tutto il Novecento."
Per leggere il resto basta cliccare qui dove potrete scaricare gratuitamente il PDF. 

La distopia di Kurt Vonnegut

Così inizia uno dei racconti più celebri di Kurt Vonnegut Jr.: “Era l’anno 2081 e tutti erano finalmente uguali. Non erano uguali solamente davanti a Dio e alla legge. Erano uguali in tutto e per tutto. nessuno era più intelligente di nessun altro. Nessuno era più bello di nessun altro. Nessuno era più forte o più veloce di nessun altro. Tutta questa uguaglianza era dovuta al 211°, 212° e 213° Emendamento alla Costituzione e all’indefessa vigilanza degli agenti del Menomatore generale degli Stati Uniti”.
Kurt Vonnegut Jr. è forse uno dei più noti scrittori di fantascienza. Nei suoi racconti non esitò a commentare la società. Lo fece esasperando alcuni dei principi base che la costituiscono. Nel suo breve racconto distopico Harrison Bergeron, ad esempio, si domandò cosa significasse davvero l'uguaglianza sociale. Può l'uguaglianza, se portata alle sue estreme conseguenze, diventare paradossalmente un meccanismo di oppressione sociale? 
Nel racconto nessuno è più intelligente, abile o bello di chiunque altro. È la legge a impedirlo, forzando coloro che hanno qualsiasi forma di talento o pregio a portate un "handicap". Chi ha un'intelligenza superiore alla media è costretto ad ascoltare dei suoni che disturbano i suoi pensieri. Chi è di bell'aspetto deve indossare una maschera. Si tratta, come c'è da aspettarsi da un autore del suo calibro, di ottima fantascienza non fine a se stessa ma capace di far riflettere. 
2081 è un cortometraggio di fantascienza del 2009, diretto da Chandler Tuttle, che trasferisce il racconto sullo schermo. In quella che viene definita "l'età d'oro dell'uguaglianza", ogni abilità innata viene penalizzata fino a opprimere il potenziale umano. Cosa accadrà quando qualcuno deciderà di ribellarsi? La risposta ci viene data nel corto, molto ben realizzato. Segue il trailer:









"Le cinque regole per scrivere" di Robert A. Heinlein più una

Cinque sono le regole di Robert A. Heinlein, uno dei più grandi scrittori di fantascienza del secolo passato. Cinque "regole per scrivere" semplici e dirette, ma non per questo meno importanti. Anzi, la prima di queste regole - Devi scrivere - è forse la regola più spesso ignorata, ma la più fondamentale, dagli aspiranti scrittori. A volte si rischia di parlare troppo del libro che si vorrebbe scrivere, esaurendo così tutte le proprie energie invece di concentrarle sul foglio. Heinlein ci ricorda giustamente che le storie non si scrivono da sole.
Ecco le cinque regole dell'autore statunitense, apparse la prima volte nel saggio "On the Writing of Speculative Fiction" del 1947:

  • Devi scrivere
  • Devi finire quello che scrivi
  • Devi trattenerti dallo riscrivere, tranne che per ordini editoriali
  • Devi mettere l'opera sul mercato
  • Devi mantenere l'opera sul mercato finché è venduta

Certo, così come ogni altro set di regole per lo scrittore, anche queste sono utili e inutili allo stesso tempo: scrittori diversi usano regole diverse. E ognuno ha il proprio modo di interpretare queste regole. Come Robert J. Sawyer, ad esempio, che nel suo blog non solo ci spiega in dettaglio la sua interpretazione delle cinque regole di Heinlein, ma ci propone un sesto punto tutto suo: Finito di scrivere una storia, inizia subito a lavorare su un'altra.

Propaganda e fantascienza: sono inestricabili? (Parte III)

Date aggiustate, nomi cancellati, cifre "sbianchettate". E' una vera e propria operazione di correzione della storia, quella che ha interessato il sito ufficiale della Casa Bianca. E' su queste pagine web che l'amministrazione Bush ha fatto modificare, a suo piacimento, alcuni comunicati stampa già andati in rete. Sono tutti relativi alla guerra in Iraq ed elencano i Paesi che hanno appoggiato l'America, inclusa l'Italia. Così scriveva Repubblica nel 2008, come evidenziato in un interessante post di Fantascienza.com.
Impossibile non pensare subito a 1984 di Orwell, dove la storia veniva modificata a seconda delle necessità propagandistiche dello Stato. Fantascienza e realtà, in questo caso, si mischiano fino a divenire inestricabili.
La macchina militare statunitense - ma non solo - non si limita, come abbiamo già visto, agli spot militari, ma ha lo zampino in molti dei film targati hollywood che arrivano nelle sale di tutto il mondo. Film come Transformers o Battle: LA ne sono un esempio lampante. Il Pentagono spesso collabora direttamente con i registi, fornendo non solo i materiali militari, ma intervenendo anche sulla sceneggiatura.
Altre forme di ideologie, queste meno comuni delle solite idee politiche di destra o di sinistra a cui siamo abituati, sono altrettanto riscontrabili nelle opere di fantascienza. Come già detto in precedenza, con propaganda non si intende per forza qualcosa di negativo. Ogni forma di promozione ideologica, anche quando l'ideologia in questione è considerata positiva dai più, è a tutti gli effetti propaganda.
La letteratura femminista include anche la fantascienza. Octavia E. Butler scrive: «Molte scrittrici di fantascienza sono a loro volta femministe. Io credo che la maggior parte delle scrittrici di fantascienza siano femministe. Non necessariamente devono parlarne, ma hai l'impressione che sono sufficientemente indipendenti mentalmente e tutt'altro che interessate a svolgere un ruolo femminile tradizionale.» 
Un'altra ideologia spesso promossa nella fantascienza è quella ambientalista. Una delle preoccupazioni principali Margaret Atwood è la questione della sovrappopolazione: «Immagini una provetta piena di cibo. A mezzogiorno in punto, lei ci mette dentro un'ameba. Questo organismo unicellulare si divide in due, producendo una cellula gemella ogni minuto così, a mezzanotte, dentro la provetta ci sono solo amebe e niente cibo. A che ora, secondo lei, la provetta era per metà occupata dalle amebe e per l'altra metà dal cibo? Quasi tutti dicono alle sei del pomeriggio, cioè a metà tra mezzogiorno e mezzanotte. Ma la risposta corretta è a mezzanotte meno un minuto. E fino a quel momento le amebe pensavano: "Ehi, va tutto bene". Tra poco ci sarà più gente di quanto la Terra possa sostenere.»
La fantascienza, essendo così vicina alla realtà sociale, forse non può essere estranea a forme di propaganda. Sia che si descriva un'utopia, o al contrario una distopia, bisogna per forza promuovere una determinata visione sociale e demonizzarne l'altra. Ciò che davvero conta, forse, è essere consci dei messaggi più o meno evidenti a cui veniamo esposti attraverso le opere del fantastico in modo da poterle valutare con senso critico.
In chiusura un commento di un utente YouTube al video della Air Force pubblicato nella prima parte dell'articolo che mostra come, in ogni modo, il potere della propaganda - sia nel bene che nel male - sia limitato, specialmente quando cozza con la durezza della realtà: Questo spot è un f*****o insulto alla mia intelligenza. L'unica ragione perché mi sono arruolato nell'AF (Air Force) è per ottenere i soldi per andare all'università, non per qualche falso senso di patriottismo e onore. Non credo in quelle c*****e. (Yeah, this commercial is f*****g insulting to my intelligence. I'm joining the AF for only one reason, money for college, not because of some false sense of patriotism or honor, I don't f*****g subscribe to that b******t.)

Propaganda e fantascienza: sono inestricabili? (Parte II)

Differenti autori hanno differenti modi di concepire il significato di libertà. Le convinzioni di alcuni di loro potrebbero sorprenderci. Aldous Huxley, ad esempio, per quanto criticò il despotismo, al contempo non fu però contrario a una forma di controllo sociale che sarebbe proprio potuta risultare nell'incubo da lui stesso descritto. In Ritorno al nuovo mondo scrisse: «Nella seconda metà del ventesimo secolo noi non organizziamo sistematicamente la riproduzione; e il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di umani di qualità biologicamente inferiore.»
Definizioni come “umani di qualità biologicamente inferiore” non possono non far scattare, giustamente, qualche campanello d'allarme nel lettore d'oggi.
Per correttezza bisogna anche sottolineare però che lo stesso Huxley, più che offrire soluzioni, si limitò a provocare il senso critico del lettore. Proprio per questa ragione è importante tenere conto anche del contesto storico che ha condizionato le idee degli autori. Huxley fu probabilmente influenzato dai concetti del darwinismo sociale.
La propaganda fantascientifica non si limita alla letteratura.
Ecco un esempio di propaganda commerciale che si ispira alla fantascienza. Il titolo dello spot è Evolution of technology (Evoluzione della tecnologia.)




Seguono ora una serie di immagini del periodo della guerra fredda, fra l'altro molto belle, tratte dalle riviste russe.






Un poster dalla Cina del 1986, intitolato: Studiando per la madre patria:


E, dall'altra parte del globo, la paura di un'invasione sovietica si rifletteva anche nei temi scelti:



Nella terza e ultima parte dell'articolo si parlerà di propaganda nella fantascienza contemporanea.

Propaganda e fantascienza: sono inestricabili? (Parte I)

Una città futuristica, che con i suoi immensi grattacieli ci ricorda New York. Un aereo altrettanto futuristico, simile a un C-17 ma molto più avanzato, con un innovativo sistema d'atterraggio verticale VTOL, atterra su un ponte. Non sappiamo cosa è successo, ma lo scenario è post-apocalittico. Ecco il video:


Questo che avete appena visto non è un corto di fantascienza. Si tratta piuttosto di uno spot della Air Force americana mirato a reclutare i giovani, intitolato: It's Not Science Fiction. It's What We Do Every Day (Non è fantascienza. È ciò che facciamo ogni giorno). In altre parole si tratta di propaganda.
Prima di procedere con l'articolo è importante fornire una definizione della propaganda come: Attività volta a persuadere il maggior numero di persone della bontà di idee, ideologie o prodotti commerciali.  
Questo vuol dire che qualsiasi opera d'arte o di narrativa che delinea un modello politico o ideologico sotto una luce positiva, che si trovi in linea con il nostro pensiero o meno, è una forma di propaganda. La fantascienza con le tantissime utopie e società aliene e futuristiche – o in alcuni casi come nello steampunk anche retrofuturistiche – che è riuscita ad articolare, ovviamente, non poteva restarne immune. Non bisogna per forza dare un valore negativo alla propaganda. Ma piuttosto è utile rendersi conto che l'autore di un testo sarà sempre incline a esprimere il proprio modo di percepire la realtà, le proprie idee, e quindi è inevitabile che anche le sue idee sociali e politiche vengano trasmesse al lettore.
Fin dagli inizi la fantascienza è servita da strumento di propagazione delle idee anche politiche.
H. G. Wells, importante membro della British Fabian Society, associazione che aveva il compito di diffondere l'ideologia socialista, scrisse La macchina del tempo, pubblicato nel 1895, in cui immaginava nel futuro un'umanità definita dalle classi sociali al punto da svilupparsi in due diverse specie, una sotterranea e l'altra ridotta a ruolo di preda in superficie.
In Nei giorni della cometa, lavoro meno noto dello stesso autore, l'impronta socialista è molto più marcata. Una cometa sparge una sostanza che annichilisce l'istinto di competitività nell'uomo, promuovendo la cooperazione fra i governi del mondo e ponendo fine alla miseria.
Promotore non solo del socialismo ma anche del pacifismo, l'autore scrisse: «Se non poniamo fine alla guerra, la guerra porrà fine a noi.»
Aldous Huxley, dal canto suo, si oppose invece alla visione socialista promossa da Wells, ritenendo che una struttura sociale del genere sarebbe inevitabilmente sfociata in dittatura. Al contempo nel suo Il mondo nuovo espresse la preoccupazione per gli effetti che un cattivo uso della tecnologia avrebbe potuto avere, dando forma nel suo libro a una tecnodittatura scientifica che rischiava di soffocare il potenziale umano invece di svilupparlo ulteriormente. Come sembrò voler sottolineare l'autore, bisogna tener a mente che la tecnologia è neutra. Solo l'uso che se ne fa le conferisce un valore, trasformandola in strumento di liberazione oppure, al contrario, di oppressione.
Ayn Rand (vero nome Alisa Zinov'yevna Rosenbaum O'Connor) propose un modello opposto a quelli socialisti di Wells, promuovendo il concetto di competizione, mescolando assieme filosofia e fantascienza. Lavori come La rivolta di atlante le permisero di delineare l'Oggettivismo, corrente di pensiero di cui fu fondatrice, vicina al libertarianismo.
«La più piccola minoranza al mondo è l'individuo,» scrisse la Rand. «Chiunque neghi i diritti dell'individuo non può sostenere di essere un difensore delle minoranze.»
Come possiamo vedere, quindi, gli autori di fantascienza hanno espresso contrastanti modi di concepire la realtà sociale. Un autore è raramente disinteressato, specialmente quando si tratta di fantascienza, un genere che più di qualsiasi altro analizza la società. Un lavoro di fantascienza va sempre letto tenendo a mente che è stato scritto da una persone che aveva le proprie convinzioni politiche e una propria scala di valori.
Forse questa è per l'appunto la domanda che dovremmo porci, quindi: ovvero siamo sicuri di essere sempre consci del messaggio che l'autore ci sta comunicando nella sua opera?

Fredric Brown: un racconto anomalo


Edgar Allan Poe scrisse una volta che un racconto breve, per funzionare, non deve avere nemmeno una sola parola in eccesso. Ogni dettaglio, fino all'ultima virgola, deve essere essenziale alle dinamiche del racconto. Se questo è vero per i racconti brevi, lo ancora di più per quelli brevissimi, oltreoceano chiamati flash fiction.
Fredric Brown, scrittore statunitense di fantascienza, anche se non disdegnava affatto nemmeno i gialli, è stato forse uno dei migliori scrittori del secolo passato, se non altro per quanto riguarda quel tipo di racconti che possono essere letti tutto d'un fiato.
Nella sua carriera scrisse anche diversi romanzi, come potete constatare consultando la sua bibliografia sul sito Catalogo Vegetti della letteratura fantastica. Ma sono i pezzi brevissimi, dove abbondano effetto sorpresa, ironia e abilità, che lo hanno reso memorabile. La Risposta, un classico del genere, ne è un esempio perfetto. Ma seguendo il link in coda a questo post avrete invece il piacere di leggere qualcosa di diverso, un breve brano del 1955 un po' anomalo. Infatti mancano gli elementi sopra citati. Non ci sono particolari effetti sorpresa. Quello che c'è però è il sense of wonder, lo spirito che da sempre ha accompagnato la miglior fantascienza. 
Eccovi il racconto Immaginatevi.

La radiografia in Nero di La danza degli spettri quantistici / L'occhio delle stelle



Luigi Bonaro, nella sezione Radiografie in Nero di Nero Cafè, passa - è il caso di dire - ai raggi X La danza degli spettri quantistici/L'occhio delle stelle, l'ebook edito da Kipple Officina Libraria contenente due dei racconti più rappresentativi del Connettivismo firmati da Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Marco Moretti.

Un estratto dall'esame radiologico:

L’orizzonte tecno-onirico si affaccia prepotente, un viaggio iniziatico rivolto verso il cosmo del sé partendo dal corpo verso lo spirito, mediando attraverso la coscienza. Il fulcro del codice narrativo riguarda la mutazione e l’identità, forte, del protagonista, che viaggia lontano attraverso universi coesistenti, l’angustia della cella, lo spazio infinito della mente. La percezione della trasformazione di kafkiana memoria, il lento esplicarsi di movimenti dilatati, omeriche visioni al limite dell’avvenuta cecità, dolce oblio e veglia violenta, [...] il tema del viaggio e delle “influenze (…) attraverso insospettabili pieghe del continuum…”
Poi, il paradosso scientifico, il controllo molecolare, il corpo che si riorganizza secondo una conoscenza superiore.

E ancora:

Le declinazioni del multiverso si esplicano in uno schema meta-fabulatorio,  rappresentativo della totalità. Il sistema di segni impiegato da questi autori straordinari permette l’esperienza della trascendenza squarciando la notte cosmica, il limite conoscitivo dell’individuo, il superamento dei contorni spazio-temporali. Il futuro non è mai stato così presente come in questi molteplici percorsi intellettuali fra loro interconnessi.




Lukha B. Kremo e Trans-Human Express

Intervista a Lukha B. Kremo su lazonamorta.it sull'ultimo romanzo THE (Trans-Human Express), più volte primo in classifica tra gli ebook di fantascienza di Amazon.it in questi mesi.
 E’ un mondo in cui nulla oramai può stupire quello che Lukha B. Kremo - pseudonimo di Gianluca Cremoni Baroncini – autore di fantascienza alla ricerca di sempre nuovi linguaggi nella scrittura (ma anche nell’arte in genere) descrive nel suo ultimo romanzo Trans Human Express.
Il romanzo, finalista al Premio Urania 2009, è stato pubblicato alla fine dello scorso anno per la collana Avatar della casa editrice Kipple – della quale Kremo è coeditore – sia in versione cartacea sia in quella e-book.
La storia si snoda tra passato e futuro e narra di un’umanità sull’orlo del baratro che vive su una Terra inquinata nella quale i governanti hanno comportamenti a dir poco strampalati. Scritto con un linguaggio rapido e ricco di contaminazioni il romanzo risulta accattivante e mantiene, nello svolgimento, una tensione elevata da vero e proprio thriller con trovate anche spassose.
Continua a leggere su LaZonaMorta.it.

Reminder - Premio Kipple 2013

La scadenza è lontana, ma un ricordarvi che è in corso il Premio Kipple 2013 male sicuramente non fa. Il bando integrale è qui ma, sostanzialmente, i punti salienti sono questi:

1) Sono ammesse solo le opere in lingua italiana inedite, mai pubblicate su carta, neppure parzialmente. I romanzi devono avere la lunghezza minima di 150 cartelle dattiloscritte e massima di 250 cartelle (per cartella s’intende, all’incirca, una pagina da 60 battute di 30 righe, cioè 1800 caratteri spazi inclusi).
2) Il contenuto deve essere SOLO ed ESCLUSIVAMENTE fantastico. Non saranno ammesse opere di fantasy o urban fantasy.
I generi ammessi sono:
- fantascienza (hard science-fiction, post-cyberpunk, steampunk)
- narrativa di anticipazione
- neo-noir (thriller e new weird)
- horror
Testi di qualsiasi altra natura NON verranno presi in considerazione.
3) È possibile partecipare con più opere.
4) La quota di partecipazione è fissata in 20 € per ogni opera, da accreditare entro il 30 giugno 2013
sul conto corrente postale n° 43103274 con causale “Premio Kipple 2013”
oppure tramite bonifico con le coordinate bancarie:
IBAN IT95W  07601 01600 000043103274 intestato a Gianluca Cremoni
con causale “Premio Kipple 2013”
La scadenza è per il 30 giugno e l'invio delle opere è in formato elettronico .doc, .rtf, .odt o docx. 
Quindi, se avete intenzione di partecipare al prestigioso premio, dateci sotto!

Orwell contro Huxley. Una terribile verità?


Stuart McMillen. È vero che in un articolo dove si nominano due fra i più grandi nomi non solo della fantascienza, ma anche della letteratura mainstream del secolo passato, iniziare con un nome quasi sconosciuto può sembrare strano, specialmente se non si tratta nemmeno di uno scrittore. Eppure proprio una striscia di questo fumettista, Amusing ourselves to death (Divertendoci a morte), interamente riprodotta in coda al pezzo, sembra invitarci a una riflessione importante.
George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair) e Aldous Huxley hanno saputo dissezionare, forse meglio di qualsiasi altro autore, il fenomeno della dittatura, costruendo dei modelli distopici entrati oggi a far parte della cultura popolare.
Eppure – e questo punto come vedremo è importantissimo – si tratta di due forme dittatoriali di natura molto diversa, quasi opposte.
Da una parte abbiamo la dittatura esplicita descritta nel romanzo di fantascienza 1984 da Orwell appunto, fatta di oppressione, censura, manipolazione dell'informazione, limiti materiali come quelli dettati dai confini degli Stati in guerra e, soprattutto, sofferenza. Insomma la medesima realtà dittatoriale che si è manifestata concretamente negli eventi che hanno portato al secondo conflitto mondiale. Il libro fu infatti scritto nel 1948. Il lavoro di Orwell non è quindi tanto un gettare lo sguardo oltre, quanto una riflessione su ciò che il mondo aveva già subito. Forse per questo oggi l'Occidente sembra in qualche modo vaccinato contro questo tipo di totalitarismo. L'abbiamo già vissuto, se non direttamente attraverso le testimonianze di persone a noi vicine.
Ma esiste anche un'altra forma di dittatura, questa forse molto più pericolosa perché subdola, una rete invisibile che si estende, specialmente grazie ai mass media ma non solo, fino a catturare nelle sue maglie la gente, senza che però questa se ne accorga. Parliamo della dittatura articolata da Huxley in Brave New World (Il nuovo mondo) e in altri suoi lavori di critica sociale.
L'opera di Orwell, anche grazie al famoso reality show Grande Fratello, è molto più nota di quella di Huxley. Non per questo Il mondo nuovo è però meno importante. Tutt'altro. Potremmo addirittura scoprire che quest'ultimo è molto più rilevante per la nostra società occidentale di quanto non lo sia quella descritta nelle pagine di 1984.
Ecco, riassunte in pochi punti essenziali, alcune delle divergenze principali (le stesse indirizzate dalla striscia di Stuart McMillen):


  • Orwell: Censura dell'informazione.
  • Huxley: Proponeva che non ci sarebbe stato alcun bisogno di censurare i libri perché tanto alla gente non sarebbe importato leggerli.
  • Orwell: Poche notizie filtrate e manipolate.
  • Huxley: Information overload, ovvero bombardare lo spettatore di così tanti dati da renderlo incapace di distinguere fra buona e cattiva informazione, spingendolo nel baratro dell'alienazione, dell'egotismo. Stordito dal bombardamento mediatico, lo spettatore preferisce, ad esempio, i quiz televisivi.
  • Orwell: Temeva uno Stato-prigione.
  • Huxley: Temeva la cultura della trivialità. Gente a cui importa solo di ciò che riesce a distrarla. La gente vuole essere distratta, perché lo preferisce al peso della responsabilità di vedere la realtà per quello che è. Preoccupazione questa simile a quella che espresse prima di lui il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche che, nel suo insuperato capolavoro Così parlò Zarathustra, scrisse: Che cosa è amore? Che cosa è creazione? Che cosa è nostalgia? Che cosa è stella? Così chiede l'ultimo uomo e ammicca.
Se Orwell si guardava alle spalle commentando ciò che era già successo, esasperandone ogni aspetto come è giusto che sia nella narrativa fantastica, Huxley osò invece essere il primo a sbirciare dietro l'angolo. La dittatura di Orwell è basata sulle punizioni, sul dolore. Quella di Huxley è invece totalmente animata dal piacere. Ed è questa forse la differenza più importante. Nella tecnodistopia di Huxley sono proprio le cose che amiamo a imprigionarci e distruggerci. Impossibile non pensare, solo per fare qualche esempio, ai fast food, ai ragazzi alienati dai video game, alla droga, all'abuso degli psicofarmaci, al mondo dello showbiz. E allora la domanda, per quanto terribile, che ognuno di noi a questo punto dovrebbe porsi è se non stiamo già vivendo a nostra insaputa nella società descritta da Huxley?
Forse la fantascienza ci ha avvertiti, ma noi non l'abbiamo ascoltata.


In chiusura, le parole di Huxley in una lettera indirizzata a Orwell: La sete di potere può essere soddisfatta nella sua pienezza inducendo le persone ad amare il loro stato di schiavitù, piuttosto che ridurle all’obbedienza a suon di frustate e calci. Insomma, penso che l’incubo descritto in 1984 sia destinato a evolversi in quello descritto in Il nuovo mondo, se non altro come esito di una necessità di maggiore efficienza.

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