Quando Oriana Fallaci intervistò Ray Bradbury

Solo qualche giorno fa, il 5 giugno 2013, è ricorso il primo anniversario della morte di Ray Bradbury. Senza dubbio Bradbury è stato uno degli autori di fantascienza (e non solo) più importanti, avendo conferito al genere una dimensione "umana", sviluppando uno stile di scrittura a tratti quasi poetico, lontano dal technobabble eccessivo, così come forse nessun altro prima di lui è riuscito a fare. 
Quella che segue è una breve intervista che Oriana Fallaci fece all'autore, pubblicata il 26 dicembre 1968 da L'Europeo. La Fallaci definì la risposta di Bradbury "una bellissima preghiera".

Oriana Fallaci: Noi abbiamo bisogno di aria per respirare, di acqua per bere, noi soffriamo senz’aria e senz’acqua: allora perché andare, perché?

Ray Bradbury: Per la stessa ragione che ci fa mettere al mondo i figli. Perché abbiamo paura della morte, del buio, e vogliamo vedere la nostra immagine ripetuta e immortale. Non vorremmo morire: però la morte esiste e, poiché esiste, partoriamo figli che partoriranno figli, all’infinito, e questo ci regala all’eternità. Non dimentichiamolo: la Terra può morire, può esplodere, il Sole può spegnersi, si spegnerà. E se il Sole muore, se la Terra muore, se la nostra razza muore con la Terra e col Sole, allora ciò che abbiamo fatto fino a quel momento muore. E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo, e muore Leonardo, e muore Shakespeare, e muore Einstein, e muoiono tutti coloro che non sono morti perché noi viviamo, perché noi li pensiamo, perché noi li portiamo dentro e addosso. E allora ogni cosa, ogni ricordo, precipita nel buio con noi. Salviamoli, dunque, salviamoci. Prepariamoci a scappare, scappiamo per continuare la vita su altri pianeti, per ricostruire su altri pianeti, per ricostruire su altri pianeti le nostre città: non saremo a lungo terrestri! E se davvero temiamo il buio, se davvero lo combattiamo, allora, per il bene di tutti, prendiamo i nostri razzi, abituiamoci al gran freddo, al gran caldo, all’acqua che non c’è, all’ossigeno che non c’è, diventiamo marziani su Marte, vesuviani su Venere, e quando anche Marte morirà, quando anche Venere morirà, andiamo in altri sistemi solari, su Alfa Centauri, ovunque riusciremo ad andare, e scordiamo la Terra. Scordiamo il nostro sistema solare, scordiamo il nostro corpo, la forma che aveva, queste braccia queste gambe questi occhi, diventiamo non importa come, diventiamo licheni, insetti, sfere di fuoco, non importa cosa, importa solo che in qualche modo la vita continui, e con la vita continui la coscienza di ciò che fummo e facemmo e imparammo: la coscienza di Omero, la coscienza di Michelangelo, la coscienza di Galileo, di Leonardo, di Shakespeare, di Einstein! E il dono della vita continuerà in eterno.

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