La distopia di Kurt Vonnegut

Così inizia uno dei racconti più celebri di Kurt Vonnegut Jr.: “Era l’anno 2081 e tutti erano finalmente uguali. Non erano uguali solamente davanti a Dio e alla legge. Erano uguali in tutto e per tutto. nessuno era più intelligente di nessun altro. Nessuno era più bello di nessun altro. Nessuno era più forte o più veloce di nessun altro. Tutta questa uguaglianza era dovuta al 211°, 212° e 213° Emendamento alla Costituzione e all’indefessa vigilanza degli agenti del Menomatore generale degli Stati Uniti”.
Kurt Vonnegut Jr. è forse uno dei più noti scrittori di fantascienza. Nei suoi racconti non esitò a commentare la società. Lo fece esasperando alcuni dei principi base che la costituiscono. Nel suo breve racconto distopico Harrison Bergeron, ad esempio, si domandò cosa significasse davvero l'uguaglianza sociale. Può l'uguaglianza, se portata alle sue estreme conseguenze, diventare paradossalmente un meccanismo di oppressione sociale? 
Nel racconto nessuno è più intelligente, abile o bello di chiunque altro. È la legge a impedirlo, forzando coloro che hanno qualsiasi forma di talento o pregio a portate un "handicap". Chi ha un'intelligenza superiore alla media è costretto ad ascoltare dei suoni che disturbano i suoi pensieri. Chi è di bell'aspetto deve indossare una maschera. Si tratta, come c'è da aspettarsi da un autore del suo calibro, di ottima fantascienza non fine a se stessa ma capace di far riflettere. 
2081 è un cortometraggio di fantascienza del 2009, diretto da Chandler Tuttle, che trasferisce il racconto sullo schermo. In quella che viene definita "l'età d'oro dell'uguaglianza", ogni abilità innata viene penalizzata fino a opprimere il potenziale umano. Cosa accadrà quando qualcuno deciderà di ribellarsi? La risposta ci viene data nel corto, molto ben realizzato. Segue il trailer:









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